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sabato 21 novembre 2015

A ritmo insieme! Nuovo incontro - Biblioteca di Olgiate M.ra (LC)

Dopo la bellissima esperienza dello scorso 17 ottobre nell'ambito di Nati per leggere, Nati per la musica, la biblioteca di Olgiate M.ra propone un nuovo incontro di A Ritmo Insieme!, questa volta in una formula un po' diversa. L'incontro è infatti rivolto non solo ai genitori, ma anche ai loro bambini.
Scopo dell'incontro sarà muoversi con flessibilità tra le parole e le condivisioni con gli adulti, e i giochi sonori e le esperienze espressive con i bimbi (e gli adulti).
Ci saranno due gruppi:
Dalle 15 alle 16 - Gruppo dei "grandi", per genitori bambini da 3 ai 6 anni.
Dalle 16.30 alle 17.30 - Gruppo dei "piccoli", per genitori e bambini da 0 a 2 anni (e gestanti).

Gli incontri si terranno il 29 novembre in occasione dell'open day della biblioteca.
Necessaria la prenotazione perché i posti sono limitati!

Faremo esperienza di:
- consapevolezza sonora
- ascolto
- improvvisazione intuitiva con le percussioni
- scelta della musica giusta per sé e per i bambini
- basi per una relazione efficace
- ...

E ci divertiremo un sacco.


venerdì 21 dicembre 2012

Uno sguardo

A corollario del precedente articolo, un minuto di improvvisazione collettiva all'interno di un gruppo classe. Uno sguardo sull'energia, la partecipazione, la creatività, la convergenza, la condensazione, la confusione apparente, la magia dell'incontro...


Educazione scolastica - Uscire dal meccanismo premio/punizioni




Musicoterapia a scuola
Collaboro da alcuni anni con alcune scuole primarie della provincia di Milano e della Brianza per le quali realizzo cicli di incontri di introduzione alla musica. Si tratta di laboratori che hanno lo scopo principale di dare ai bambini l’opportunità di fare esperienze dirette con il suono, nella dimensione del gruppo classe, esperienze emotivamente significative.  A titolo di premessa credo sia utile ricordare che, in ambito musicoterapeutico, da un punto di vista teorico, le relazioni primarie dei bambini si sviluppano a partire da strutture e modalità tipicamente musicali, e che l’apprendimento della comunicazione vocale nasce in primo luogo nelle comunicazioni non verbali, paraverbali e pre-verbali all’interno delle relazioni di cura primarie (famiglia, scuola) che incontrano i bambini. La musica, inoltre, è gioco, scoperta (di sé e dell’altro), movimento, apprendimento, relazione e vitalità. Le proposte di musicoterapia durante l’infanzia favoriscono la possibilità di sviluppare competenze e capacità che vanno oltre il suono. Nel momento in cui i bambini, all’interno del gruppo, si impegnano a realizzare semplici dialoghi sonori con le percussioni e la voce, imparano a riconoscere l’altro, a comprendere il valore del contributo di ognuno, a rispettare regole e contesti specifici e condivisi e a incontrare i suoni e la musica al di là di quello che ascoltano abitualmente.
In caso di limiti nell’espressività verbale (per ragioni organiche o emotive), le vibrazioni dei suoni, in “relazioni musicali” strutturate, possono stimolare l’emissione vocale, poiché lavorano su competenze innate nei bambini che si sono “nutriti” di suoni (di vibrazioni) già nel mondo intrauterino, prima della nascita. Inoltre, a difficoltà di comunicazione verbale sono spesso associati disturbi emotivo-relazionali propri dei bambini e del loro contesto familiare. Esperienze di gioco sonoro attraverso strumenti musicali (anche semplici, costruiti “in casa”), piccoli rituali vocali, ecc. possono stimolare un nuovo e più efficace modo di comunicare, coinvolgente sul piano emotivo e sorprendente sul piano relazionale.  

Educare alla consapevolezza
Ciò detto, ritengo utile chiarire un punto che, nella mia esperienza educativa (di padre e di musicoterapeuta), sta diventando sempre più centrale e urgente: i bambini hanno bisogno di essere nutriti da un approccio educativo diverso, che valorizzi la loro nascente capacità di autoregolazione, riducendo il più possibile l’impostazione basata sul meccanismo del premio/punizione.
Nei laboratori, quindi, dedico sempre molto tempo e attenzione alla verifica della capacità da parte dei bambini di interiorizzare realmente regole e comportamenti adeguati al contesto, attraverso un processo di comprensione e condivisione, piuttosto che sostenere un superficiale adeguamento a un modello di comportamento imposto e non integrato. Per chi come me si accosta al mondo dell’infanzia con delicatezza e grande curiosità, è piuttosto spaventoso scoprire quanta fame di libertà e di accettazione incondizionata sia presente già in bambini di 6 o 7 anni. Inibizione, paura, frustrazione e senso di inadeguatezza sono sentimenti già sviluppati e condizionanti. In età in cui il bambino si approccia al mondo secondo strategie e capacità per lo più emotive, l’educatore spesso impone una relazione basata soprattutto sulla componente cognitiva e sulla violenza dell’imposizione di modelli di comportamento precostituiti.
I numerosi risultati immediati che la modalità premio/punizioni porta, induce molti educatori e insegnanti professionisti a non verificare o riconoscere le ricadute negative sul piano emotive e relazionale nel medio termine: stress emotivo, senso di inadeguatezza, finzione, competizione, incomprensione, cortocircuito evolutivo. Un segnale della difficoltà degli educatori di includere nella propria coscienza la possibilità di un approccio diverso dal premio/punizioni emerge quando questi confondono tale possibilità con la totale assenza di regole o condizioni che permettono la vita sociale nel gruppo classe. Al contrario, la condivisione di tali regole e condizioni è un passaggio cruciale per un approccio diverso al rapporto educativo, ma richiede più tempo, più creatività e nuove strategie che vedano le difficoltà e le insofferenze dei bambini non come ostacoli o “nemici”, quanto come opportunità e sfide per una diversa integrazione.
 E invece accade che la scuola, da grande risorsa sociale e culturale, si trasforma nel luogo di maggiore accumulo di tensioni e preoccupazione emotiva dei bambini, spesso amplificato dalle proiezioni genitoriali.
I laboratori di musica, nella diversa prospettiva che mi prefiggo, sono invece luoghi dell’immaginazione e del fare (sperimentare, esperire, conoscere, imparare, ecc.) dove ci si mette in gioco attraverso un diverso rapporto con sé stessi, con le regole e le condizioni che permettono la realizzazione di un’attività nella dimensione del gruppo classe, con la propria espressività e l’autenticità della propria voce.
I comportamenti normalmente considerati di disturbo non sono soffocati sul nascere attraverso la minaccia o il ricatto. Sono fatti emergere e osservati, nelle loro implicazioni e fatiche. In alcuni casi, quegli stessi comportamenti diventano musica, stimolo per improvvisazioni collettive o esperienze sonore improvvise e impreviste. Il gruppo classe che vede più volte o costantemente interrotto il lavoro per effetto di comportamenti inadeguati al contesto da parte di alcuni membri, è stimolato a osservare e comprendere. I bambini tutti sono responsabilizzati e orientati alla comprensione. Senza violenza, imposizioni o minacce, ma con coerenza, determinazione e chiarezza. Sul piano della relazione, allo specialista viene richiesta una grande flessibilità che deriva in parte dall’esperienza e in parte dalla consapevolezza delle proprie emozioni, delle proprie aspettative. Si passa spesso dal rapporto uno a gruppo al rapporto uno a uno, a seconda delle finalità, sapendo di poter contare nel tempo sullo sviluppo delle capacità autentiche di ascolto dei bambini e sul senso di responsabilità crescente. Un grande aiuto deriva dal piacere del suono (che nasconde d’altra parte un serio impegno e una grande concentrazione). Fare musica è fonte di grande gioia. Ma il caos sonoro derivante dall’incapacità di ascoltare o di rispettare gli altri provoca grande insofferenza e nervosismo negli stessi bambini.
Il laboratorio musicale diventa quindi un luogo di accoglienza, di condivisione autentica, di silenzi e attese, pur nella consapevolezza che, nella prospettiva del conduttore, il non fare equivale al fare, sul piano esperienziale.

L’alleanza con gli insegnanti
L’efficacia di una simile proposta deve necessariamente passare da una chiara condivisione con gli insegnanti. Tale aspetto non è banale né facile. L’esperienza mi conferma che purtroppo il modello premio/punizioni è ancora il più diffuso nella scuola primaria. In questa prospettiva, il laboratorio musicale che tanto piace ai bambini rischia di diventare esso stesso uno strumento di ricatto in mano agli insegnanti. Nel corso dei primi laboratori che ho realizzato, ho avuto più volte la brutta sorpresa di scoprire che i bambini più “cattivi” erano anche quelli che più spesso “saltavano” gli incontri di musica per rimanere in classe a “studiare”. Non è superfluo ricordare in un passaggio che questi laboratori espressivi, secondo un modello educativo basato sulla consapevolezza e l’accoglienza, sono una risorsa importantissima proprio per i bambini che più hanno difficoltà di integrazione scolastica.
Oggi, in fase di preparazione del laboratorio, esplicito quindi il modello di riferimento e definisco con gli insegnanti quali modalità ritengo non essere adeguate a tale impostazione. Concordo anche l’opportunità che gli insegnanti siano presenti durante il laboratorio, in alcuni casi anche attraverso una partecipazione attiva. Definisco tuttavia in modo deciso che la conduzione dell’incontro, sul piano degli interventi di richiamo e della gestione dell’ordine, spetta esclusivamente al sottoscritto, alfine di evitare interruzioni non funzionali al lavoro in corso, secondo la diversa prospettiva. Per gli insegnanti si tratta di una sfida nella sfida che, sorridendo, definisco come un’opportunità per tutti loro di “riposare” e, soprattutto, di osservare i bambini e le dinamiche del gruppo classe da una prospettiva differente. La speranza, in definitiva, è che gli insegnanti stessi, posti di fronte alla ricchezza di tale approccio, possano a loro volta far propri alcuni presupposti di questa modalità di gestione delle attività di classe, pur nelle diverse prospettive e obiettivi che le loro attività presentano. Sono fortemente convinto che gli insegnanti stessi siano stanchi ed esasperati da un approccio educativo violento, sterile e che costruisce relazioni non autentiche e salutari. È su questo piano che può avvenire quindi la convergenza tra il bisogno dei bambini e il bisogno degli educatori e insegnanti.

Per approfondimenti
Consiglio due testi utili ad approfondire la tematica:
Educare alla vita, di Krishnamurti, ed. Mondadori
Semi di felicità, di Thich Nhat Hanh, ed. Terra Nuova editore

Segnalo anche una serie di spunti sul tema presenti nel mio blog personale:
La scuola degli animali, da Osho, I libri del fiore d’oro (ed. Bompiani)
Il potere disciplinare e la scuola, da Michel Foucault, Il potere psichiatrico (ed. Feltrinelli)
Educare alla vita, da Krishnamurti, Educare alla vita (ed. Mondadori)

venerdì 18 settembre 2009

Libreria La Cicala - laboratori di musicoterapia


A Merate esiste una libreria specializzata per ragazzi e insegnanti che propone libri davvero particolari e originali. Una visita è d'obbligo, per curiosare e chiacchierare con le proprietarie, competenti e stimolanti.

La libreria, da tempo, propone anche incontri e seminari per adulti (genitori e non) e per bambini e ragazzi, sulle arti visive, sull'arteterapia, sulle fiabe e, da quest'anno, sulla musicoterapia.

La sera di martedì 27 ottobre, realizzerò un seminario di introduzione alla musicoterapia, aperto a tutti e che vorrebbe essere la prima di una serie differenziata di proposte, per bimbi e adulti.

In novembre, i pomeriggi di sabato 14 e sabato 28 (dalle 16 alle 17,30), terrò due laboratori di musicoterapia per bambini (dai 6 agli 8 anni), per esplorare i suoni, gli strumenti e giocare con le infinite possibilità della musica. Balli, improvvisazioni musicali, canti e incontri. Sarà necessario iscriversi, contattando la libreria.

Tutte le novità (e altre interessanti notizie) sono reperibili sul sito de La Cicala, e verranno da me segnalata per tempo.

lunedì 1 giugno 2009

Naviglio a Vapore - Attività musicoterapia 2009-2010



Sono lieto di annunciare che prosegue la mia collaborazione con Il Naviglio a Vapore di Milano. Come potete leggere dal sito, il Naviglio a Vapore è un nido che è anche un laboratorio di idee e di progetti.

Stiamo definendo tre proposte di musicoterapia per il 2009-2010, che inizieranno nel prossimo autunno.

In estrema sintesi i progetti sono i seguenti:

1) Introduzione alla musicoterapia
Un ciclo di 5 incontri di introduzione alla musicoterapia, ai suoi approcci e alla sua efficacia. Sarà rivolto agli adulti. In ogni incontro si toccherà un tema diverso:

Primo incontro – Il Paesaggio Sonoro
Secondo incontro – Il suono curativo: Massaggio Sonoro al pianoforte
Terzo incontro – La voce e il canto
Quarto e quinto incontro – Improvvisazione e Dialogo Sonoro

2) Laboratori musicali ed esperienziali
Percorsi espressivi per bambini dai 4 ai 10 anni. Si terranno nei week-end (il sabato o la domenica in date da definire) e avranno durata di un'ora e mezza. I bambini faranno esperienze sonore, musicali ed espressive, con l’utilizzo di materiali sonori di diversa origine e specie, di percussioni e della voce.
Si cercherà di sviluppare i primi rapporti significativi con la musicalità personale e l’espressività sonora attraverso il gioco e l’apprendimento sinestetico.

3) Musicoterapia e gravidanza
Un percorso di consapevolezza e ascolto profondo dello sviluppo intrauterino del bambino in gestazione rivolto alle future madri (e ai padri). Si cercherà di sviluppare competenze genitoriali per favorire una partecipazione armonica all’evento-parto e che permetta di vivere l’esperienza nella sua interezza. Con la musica, il canto e il movimento della madre (e del padre), si vorrà favorire lo sviluppo precoce delle competenze e delle capacità del bimbo, attraverso un dialogo sonoro che ha inizio prima della nascita e che prosegue fino al secondo mese dopo la nascita. Si svilupperà l'apprendimento di tecniche vocali specifiche per la gestione del dolore durante le contrazioni, per il rilassamento e il recupero delle energie durante il travaglio. Si svilupperà l'ascolto, l'espressione e la comprensione della complessità multiforme delle emozioni della madre (e del padre) in attesa del proprio figlio. Sarà un percorso complementare ai normali corsi pre-parto e sarà rivolto anche a chi ha già avuto un primo figlio.

Per avere informazioni dettagliate in merito a contenuti, date e costi o per prenotazioni, potete contattare il sottoscritto o il Naviglio a Vapore (i contatti li trovate sul sito).

giovedì 26 febbraio 2009

Senza quaderno - Laboratorio musicale con bambini


Sto realizzando un percorso di musicoterapia presso una scuola elementare della provincia di Milano. Al momento abbiamo coinvolto cinque classi, tra prime e terze. Lavoro con ognuna di esse singolarmente per circa un’ora.
In un giorno di lavoro ho la possibilità di incontrare circa duecento bambini, con i loro corpi ancora così espressivi, così in movimento e in evoluzione. A questa età più che ad altre si notano le moltissime differenze tra l’uno e l’altro, sia sul piano delle abilità funzionali del corpo che sul piano cognitivo che sulla capacità di entrare in contatto con le proprie emozioni e la propria espressività.
Per le insegnanti, il duro lavoro è trovare il giusto equilibrio tra l’esigenza del silenzio, dell’ascolto e dello stare seduti in classe e le vitali espressioni ancora infantili dei bimbi, che sentono il bisogno di muoversi, di inventare, di giocare e faticano ad accettare il brusco passaggio dalla felice esperienza della scuola dell’infanzia, dove l’apprendimento è ancora veicolato principalmente attraverso il corpo e il gioco.
La fatica delle insegnanti si legge spesso nella loro eccessiva attenzione all’ordine e al silenzio, quasi a non voler far apparire eventuali debolezze del proprio metodo educativo, tanto da spegnere sul nascere qualunque manifestazione spontanea dei bambini di fronte alla sorpresa del suono del tamburo, alla felice e voluta confusione di un ballo di gruppo e così via.
Prima di avviare qualunque lavoro in un contesto scolastico è quindi fondamentale chiarire agli insegnanti che gli obiettivi del lavoro di musicoterapia sono diversi dalle lezioni in classe. Così come trovo sia fondamentale sottolineare questa stessa differenza ai bambini. Da un lato per chiarire che nel contesto della musicoterapia, pur con il rispetto di alcune regole, l’espressività e lo stupore sono ammesse e, anzi, sollecitate. Dall’altro per ricordare che il rientro nella casse prevede il ritorno alle regole degli insegnanti.
Chiarire gli ambiti e i contesti, insomma, è utile agli insegnanti e ai bambini. E prima ancora al musicoterapeuta, che altrimenti rischia o di essere ingabbiato in un meccanismo che non gli appartiene o di essere vissuto dalla scuola come un corpo estraneo fastidioso e provocatorio.

Durante l’ultimo incontro, con tre delle cinque classi (due terze e una prima), ognuna separatamente, ho sviluppato un lavoro di improvvisazione sonora che ha progressivamente coinvolto contemporaneamente tutti i bambini della classe. A un certo punto, intorno a un cerchio immaginario all’interno del quale due bimbi erano impegnati in un dialogo sonoro agli djembè con la richiesta di suonare piano, gli altri bambini si sono raccolti in piedi o seduti, ognuno con una piccola percussione, a partecipare e collaborare all’improvvisazione. Il tutto è avvenuto progressivamente e gradualmente e con loro grande sorpresa, non avendo spiegato anzitempo cosa avremmo fatto. L’attesa di ricevere una percussione e ritrovarsi immischiati in quell’esperienza è stata eccitante per ognuno e li ha portati a un’attenzione spiccata per l’ascolto e l’osservazione di quanto andava succedendo. Avere venti bambini impegnati per più di trenta minuti (contando tutte le fasi di preparazione e di chiusura del percorso) in un lavoro comune senza distrazioni, incalzati a essere lì, in quel preciso momento, collaborando per la realizzazione di una musica nuova e inattesa è stata una grande gioia.
Ho percepito un chiaro senso di partecipazione e di armonia. E mi sono riscoperto un privilegiato. Non credo possano esistere molti lavori più belli e coinvolgenti.

Al termine dell’esperienza, abbiamo parlato un poco, per condividere alcune emozioni rispetto all’esperienza. Ho infine chiesto di disegnare qualcosa che ricordasse loro l’esperienza e di scrivere una frase che riassumesse quanto successo. Conservo i fogli gelosamente.

Prima di salutarci, un gruppo di bambini mi ha chiesto con insistenza, la prossima volta portiamo il quaderno? No, il quaderno qui non ci serve. Ma davvero, niente quaderno? Niente quaderno.
I loro occhi ridevano.
Non c’è nulla di male nell’usare un quaderno in un laboratorio di musicoterapia. Eppure, era così chiaro il valore simbolico del non avere il quaderno che ho deciso che, come in questa occasione così nelle prossime, se servirà useremo dei fogli volanti.
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