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lunedì 27 maggio 2013

Quarto incontro di meditazione con i suoni - Associazione Il Diamante, Lesmo (MB)



Il terzo incontro è stato facile e il suo contrario. 
Il quieora è un'arte preziosa per far sbocciare la nostra consapevolezza. Uno sguardo nuovo su noi stessi e il mondo. Un ritmo diverso nei passi della nostra musica quotidiana.
Nel quarto e ultimo incontro, che terrò venerdì 31 maggio dalle ore 20.30 presso la sede dell'Associazione Culturale Yoga Il Diamante, in via XXV Aprile 85, a California di Lesmo (MB), ci apriremo a una riflessione sull'amore, che Jiddu Krishnamurti definisce in un modo meraviglioso: l'amore è una fiamma senza fumo. 
Condivideremo alcune pagine di Krishnamurti, tra qui quella che trovi interamente riportata qui. 
E prima, attraverso un percorso di accoglienza e di apertura, di improvvisazione e di ricerca intuitiva, daremo voce a un nostro mantra personale, per tornare a dar voce alla sorgente del nostro cuore.

Dove la luce è non c’è tenebra. Il buio non può nascondere la luce; se lo fa, non c’è luce. Dove è la gelosia, non c’è amore. L’idea non può avvolgere l’amore. Per accomunarsi, ci deve essere un rapporto. L’amore non è connesso all’idea, e così l’idea non può accomunarsi all’amore. L’amore è una fiamma senza fumo.
Jiddu Krishnamurti, La mia strada è la tua strada (ed. Mondadori)
  

martedì 21 maggio 2013

Terzo incontro di meditazione con i suoni - Associazione Il Diamante, Lesmo (MB)



Uno dei gatha più belli della tradizione di Thich Nhat Hanh è questo:

Sono arrivato, sono a casa
qui e ora.
Sono solido e libero,
dimoro nell'assoluto.

Questa semplice sequenza di frasi può essere ripetuta mentalmente seguendo il ritmo della respirazione, soffermandosi su ognuna di esse il tempo che si vuole. Funziona come un richiamo per la nostra mente per tornare a radicarci nel quieora, l'unico tempo che abbiamo. Si tratta di un ottimo punto di partenza per iniziare a praticare la meditazione.
Di questo faremo pratica nel terzo incontro che terrò presso la sede dell'Associazione Culturale Yoga Il Diamante, in via XXV Aprile 85, a California di Lesmo (MB), che si terrà venerdì 24 maggio dalle ore 20.30. Come sempre, l'incontro sarà aperto da alcune meditazioni cantate, per riscoprire la gioia del suono e per aiutare il corpo/mente a ritrovare la sua unità. 

Chiunque fosse interessato, può partecipare comunicando in anticipo la sua presenza a me o a Lorenza al n. 3477282350.

Di seguito, una breve riflessione di Osho sul quieora.

La gente pensa sempre a Dio come una sorgente, come causa originale e perde l'opportunità di incontrarlo. Dio non è la causa originale accaduta in qualche momento remoto, che si perde nel passato; no, il divino non è la causa originale. Oppure la gente pensa che Dio sia la meta suprema, di nuovo remota, che si perde nel futuro. Nel passato o nel futuro: ecco perché perdete l'opportunità di incontrarlo. Dio conosce solo un tempo: il tempo presente; "ora" è un altro nome del divino: è la sua condizione stessa! Dio è in questo momento dentro e fuori di voi. 
da I libri del fiore d'oro, Osho, ed. Bompiani

venerdì 17 maggio 2013

Secondo incontro di meditazione con i suoni - Associazione Il Diamante, Lesmo (MB)



Il primo incontro di meditazione del 10 maggio è stato intimo e delicato. Un piccolo passaggio, comodo e arioso, sul tema dell'impermanenza e del concetto buddhista di "non questo, non altro", da un brano di Thich Nhat Hanh. Abbiamo anche cantato un mantra della tradizione tibetana, OM AH UHM HRIH, accompagnato dal suono dell'harmonium, dopo una piccola immersione sonora nelle campane tibetane.
Nel prossimo incontro, che si terrà venerdì 17 maggio come sempre dalle ore 20.30 presso la sede dell'Associazione Culturale Yoga Il Diamante, in via XXV Aprile 85, a California di Lesmo (MB), ci apriremo all'improvvisazione vocale intuitiva, e toccheremo il tema dell'influenza della natura sui nostri atteggiamenti e comportamenti, a partire da un testo di Sri Aurobindo.
Chiunque fosse interessato, può partecipare comunicando in anticipo la sua presenza a me o a Lorenza al n. 3477282350

venerdì 10 maggio 2013

Incontri di meditazione con i suoni - Associazione Il Diamante, Lesmo (MB)



A partire da venerdì 10 maggio 2013, tutti i venerdì sera di maggio, dalle 20.30 condurrò un gruppo di meditazione presso la sede dell'Associazione Culturale Yoga Il Diamante, in via XXV Aprile 85, a California di Lesmo (MB). 
Proporrò la pratica di semplici tecniche vocali derivanti dal canto difonico; mantra tradizionali; improvvisazioni vocali di gruppo; semplici posizioni yoga con i suoni. 
Utilizzerò inoltre tecniche di meditazione dinamica e vipassana provenienti da diverse tradizioni. Mi piacerebbe stimolare con il gruppo, nel gruppo, il gusto per il gioco e la scoperta.

Per qualunque informazione o prenotazioni, potete contattare me o chiamare Lorenza al n. 3477282350

venerdì 1 marzo 2013

La gioia nel suono - Meditazione coi suoni a Lesmo (MB)



Inizia una nuova collaborazione con l'Associazione Culturale Il Diamante (via XXV Aprile 85, a California di Lesmo).

Venerdì 1 marzo 2013, a partire dalle ore 21, terrò un incontro introduttivo sulla meditazione con i suoni: semplici tecniche vocali, improvvisazioni e meditazioni dinamiche e vipassana, per risvegliare la creatività, la gioia per la scoperta e la consapevolezza. 
L'ingresso è gratuito.

Per prenotare la vostra presenza, contattate l'Associazione 
tel.: 3477282350

giovedì 8 novembre 2012

Incontri di meditazione coi suoni - Oreno di Vimercate (MB)




Come già detto, a partire da giovedì 8 novembre, tutti i giovedì sera dalle 20 alle 22 condurrò un gruppo di meditazione presso la sede dell'Associazione Shangri-la, in via della Madonna 29/31 a Oreno di Vimercate (MB). L'approccio alla meditazione sarà diversificato, aperto alle diverse possibilità dell'esperienza e alla condivisione col gruppo dei partecipanti. Cercherò tuttavia di valorizzare le potenzialità espressive e creative del suono: semplici tecniche vocali derivanti dal canto difonico; mantra tradizionali; improvvisazioni vocali di gruppo; semplici posizioni yoga con i suoni.
L'approccio sarà intuitivo, non tecnico, e funzionale al fare esperienze significative di apertura all'ascolto profondo di sé, della propria interiorità. Dal suono al silenzio, insomma.
Utilizzerò inoltre tecniche di meditazione dinamica e vipassana provenienti da diverse tradizioni. Mi piacerebbe stimolare con il gruppo, nel gruppo, il gusto per il gioco e la scoperta.
In questo cammino mi farò aiutare dalle parole di importanti maestri. Un buon modo per introdurre gli incontri, mi è sembrato quello di accostare due di questi maestri che appaiono, superficialmente, molto distanti tra loro: Thich Nhaht Hanh e Osho. Nel cuore delle esperienze, tutti gli insegnamenti possono avere un ruolo importante.

Chi volesse partecipare al primo incontro, può contattarmi:
333/8582316
guglielmo.nigro@gmail.com


Di seguito le parole dei due maesti, accostate le une alle altre.

Le sensazioni, le emozioni, le percezioni, …
vanno e vengono come le nuvole nel cielo

Thich Nhat Hanh


Ho sentito la storia di un ricercatore della verità che si recò da un Maestro Zen e gli chiese: “Come possiamo evitare il caldo e il freddo?”. […]
Il maestro rispose: “Avendo caldo e avendo freddo”.[…]
E permettimi di ripeterlo: il dolore è puro dolore, non c’è alcuna sofferenza. La sofferenza nasce dal desiderio che il dolore non esista, dal giudizio che nel dolore ci sia qualcosa di sbagliato. Osserva, diventa un testimone e rimarrai sorpreso. Hai mal di testa: il dolore c’è, ma senza la sofferenza. La sofferenza è un fenomeno secondario, il dolore è primario. Hai mal di testa, il dolore c’è, è un semplice dato di fatto. Non ci sono giudizi, non lo definisci buono o cattivo, non gli attribuisci alcuna valutazione, è un semplice dato di fatto.
La rosa è un fatto, come lo è la spina. Il giorno è un fatto, come lo è la notte. La testa è un fatto, come lo è il mal di testa. Ti limiti a prenderne nota. […]Un detto Zen:
Centinaia di fiori in primavera; la luna della mietitura in autunno.
Un fresca brezza d’estate, la neve in inverno.
Se non occupi la mente in inutili cose, ogni stagione per te è una buona stagione.

da Osho, Innamorarsi dell’amore

lunedì 1 ottobre 2012

La gioia del suono - Seminari a Oreno di Vimercate (MB)

il buddha che ride


Sabato 13 e sabato 27 ottobre, dalle 15 alle 18, presso  l'Associazione Shangri-la di Oreno di Vimercate (via della Madonna 29/31) terrò due incontri sul tema La gioia del suono.
Gli incontri si propongono di sviluppare un dialogo con la musicalità personale come occasione di un incontro gioioso e creativo con il suono.
Si approfondirà la conoscenza e l'interiorizzazione di semplici tecniche espressive vocali utili ad affrontare nel quotidiano lo stress, a risvegliare l'intuitività e a riequilibrare la propria struttura energetica e psichica.
Si valorizzeranno il silenzio e l'ascolto per un diverso dialogo con se stessi e gli altri. Si favorirà l'armonizzazinoe del respiro attraverso la voce per un nuovo equilibrio psico-fisico. Si svilupperà il movimento del corpo con la musica per una riscoperta del corpo funzionale e la decostruzione dell'armatura psicosomatica.

Da novembre, per chi fosse interessato, sarà poi possibile partecipare tutti i giovedì sera a incontri di meditazione con l'uso di semplici tecniche vocali, di meditazioni dinamiche e vipassana provenienti da diverse tradizioni. Consapevolezza, gioco, esplorazione, creatività, per fare qualche passo insieme nel cammino della vita.

Non sono necessarie specifiche competenze musicali per partecipare agli incontri, ma il desiderio di aprirsi alla scoperta della gioia della musica e a una conoscenza inedita di se stessi.
Agli incontri di meditazione possono partecipare persone senza esperienza o persone che hanno già avviato un percorso di pratica personale. Saranno occasione di condivisione e scambio reciproco.

Tutte le informazioni nel volantino che trovate qui sotto.

Vi prego di contattarmi direttamente per prenotare la partecipazione al seminario o avere informazioni sui diversi incontri:
333 8582316
guglielmo.nigro@gmail.com


 

venerdì 19 febbraio 2010

Radicamento 2 - Danze espressive




Regredire per crescere

Lavorare sul radicamento significa trovare contatto con la terra, le radici, la base, i pilastri che possono supportare la nostra crescita umana, emotiva, fisica e spirituale.
Il rischio più grande dei percorsi di radicamento è la regressione. È importante non confondere la regressione con lo sviluppo di un nuovo livello di consapevolezza. La regressione di per sé non può e non deve essere unico obiettivo di un percorso di radicamento, tanto meno di un percorso di crescita. Aggiungo che tale sottolineatura è coerente con il funzionamento fisico, psicologico e spirituale del nostro essere. Lo sviluppo personale non è mai lineare ma circolare, e un livello di coscienza superiore include e rielabora il precedente. Allo stesso modo, quando si lavora per armonizzare un particolare chakra, si accompagna un cambiamento funzionale anche negli altri chakra. È questo il principio essenziale di un approccio olistico alla trasformazione, alla crescita e alla cura. Secondo questo punto di vista, è importante accompagnare al lavoro di grounding un percorso di consapevolezza, di comprensione e di inclusione psicologica e spirituale.
Se si realizza un percorso di radicamento, qualunque esso sia, non è utile e positivo, quindi, lasciare l’esperienza nel non detto, isolata dal contesto del percorso e dal pre-testo personale dei singoli partecipanti. Se ciò avviene, si rischia di generare una profonda scissione nel sé delle persone: da un lato l’esperienza piacevole, oceanica della regressione, dall’altra l’insoddisfazione e le difficoltà del quotidiano. Il radicamento è efficace quando permette alle persone di entrare in contatto con la propria energia vitale, di ritrovare un dialogo con la natura, la terra e le radici e da questo rinnovato dialogo progredire, rielaborare, sviluppare nuova consapevolezza. Ritrovare in sé nuova forza ed energia, un nuovo appoggio per saltare in avanti, per crescere.

L’uomo e l’albero

Quello che espongo di seguito è un semplice rituale di danza-movimentoterapia di radicamento.
È un percorso espressivo che associa a specifiche musiche una gestualità e un movimento spontaneo del corpo. Per ogni brano è indicata una particolare “consegna”, ovvero delle regole che limitano, guidano e sostengono il movimento. Il praticante dovrà rispettare scrupolosamente queste regole e saggiare i propri limiti, metterli alla prova e superarli con la spontaneità, l’intuizione e la gioia del corpo in movimento.
Dalla mobilità quotidiana del passo, del cammino umano, si arriverà all’immobilità radicata dell’albero, che diviene simbolo di solidità, di appartenenza, di congiunzione tra le linfe del terreno e l’energia vitale del sole, tra la terra e il cielo.
È importante curare i passaggi da una danza all’altra, rimanendo immobili al termine della musica per almeno dieci respiri, e portando l’attenzione al proprio corpo e all’appoggio che il corpo ha a terra. Poiché ogni danza lavora su specifiche organizzazioni psico-fisiche e propriocettive, è importante allenarsi a cogliere le differenze, le variazioni che si attivano nel corpo e nelle proprie emozioni. Solo così sarà possibile trarre un vero piacere dal percorso e sviluppare una nuova consapevolezza di sé e del mondo.

Passi di danza

Ecco la sequenza dettagliata. Per ogni danza indico un brano musicale che è quello che sto usando attualmente. Non è in nessun modo vincolante, ma solo uno spunto, un suggerimento.

1. Il riscaldamento
In silenzio, ci muoviamo nello spazio a nostra disposizione. Osserviamo, ascoltiamo, verifichiamo le distanze, gli ingombri, portiamo l’attenzione alle nostre tensioni del corpo, alla qualità dell’appoggio dei nostri piedi a terra, al nostro respiro. Ci prepariamo per un viaggio, per un ritorno alle nostre radici.

2. Il cammino
Una processione giocosa, libera, aperta alla scoperta. Camminiamo, senza correre, senza saltare, senza strisciare. Camminiamo spontaneamente sperimentando tutti i possibili modi a nostra disposizione: in avanti, all’indietro, lateralmente, sui talloni, sulle punte dei piedi, velocemente, molto lentamente, alzando le braccia, rannicchiandoci. Diamo nuovo senso all’attività che più spesso ci occupa durante la giornata nella posizione verticale. Ci apriamo a nuove possibilità di movimento.
Musica: Processional, Dave Holland

3. Il rotolamento
Stesi a terra, rotoliamo in tutte le direzioni, in tutti i modi che ci sono possibili. È il ritorno al contatto totale del corpo con la terra. Il ritorno ai giochi infantili, nei prati, sul tappeto del soggiorno, attenti agli altri per non scontrarci ma scontrandoci gioiosamente.
Musica: African Journey, Dead Can Dance

4. Il palmo di una mano a terra
Almeno il palmo di una mano deve essere sempre completamente appoggiato a terra. Siamo primati, incapaci alla posizione eretta, cerchiamo tutte le possibilità che il corpo ci offre mentre una o entrambe le mani ci sorreggono. Abbiamo l’appoggio, percepiamo il vincolo, cerchiamo il movimento libero, sdraiandoci a terra, saltando, muovendoci gobbi nelle dieci direzioni.
Musica: Sulu Kule Havasi, Gypsy Music Of Costantinopoly

5. I piedi scivolano
Le piante dei piedi non possono mai perdere contatto con il terreno. Ci muoviamo nello spazio scivolando, scorrendo i piedi sulla terra, liscia ruvida complice ostacolante. Cerchiamo la leggerezza e la carezza al suolo, il sostegno diviene fluido, mentre spostiamo armoniosamente il peso e l’equilibrio del nostro corpo. Saggiamo la superficie, ritroviamo le sensibilità percettive dei piedi, che ci riempiono di nuove informazioni.
Musica: The Word, Prince

6. I salti
Al ritmo della musica ci muoviamo saltando. Anche solo per un attimo, tra un passo e l’altro, tra un movimento e l’altro, entrambi i piedi sono staccati da terra, il corpo sospeso, in “volo”. Saltiamo a piedi uniti, a piedi alternati, sullo stesso piede ripetutamente, più o meno in alto, più o meno velocemente. Saggiamo la stabilità del terreno, la nostra forza nel corpo, la nostra resistenza, stimoliamo dinamicamente le piante dei piedi, che vengono irrorate con decisione. Percepiamo e giochiamo con il peso del nostro corpo. Sentiamo se siamo pesanti appesantiti trascinati giù, oppure leggeri volanti volatili. Troviamo nuove direzioni nelle quali muoverci. Possiamo ricercare un compagno di danza, e appoggiarci alla forza, alla leggerezza altrui.
Musica: Stop, Goran Bregovic

7. L’albero scosso dal vento
E a questo punto, in silenzio, trovato un luogo adatto, un angolo di terra accogliente e sicuro, ci fermiamo e mettiamo radici. Percepiamo i nostri piedi irrorati che aderiscono a terra, e immaginiamo le terminazioni che si allungano nel terreno. Siamo un ponte, tra la linfa che proviene da terra e l’energia del sole che proviene dal cielo. Solo quando ci sentiamo ben piantati, inizierà l’ultimo ascolto, che sarà il nostro vento. Scuoterà i nostri rami, i nostri tronchi, in movimenti dolci o vorticosi, lenti o rapidi, tesi o piegati, fluidi o spezzati. Ma le nostre radici saranno ben salde a terra, ancorate, solide.
Musica: Street Spirit, Radiohead

8. Alla terra
Finite le danze, ci stendiamo a terra, nella posizione che preferiamo, e rimaniamo in silenzio, in ascolto per almeno 10 minuti. Siamo completamente sorretti dalla terra, che ci accoglie, generosa e solida, e dialoga con la nostra energia. Ci lasciamo andare, fiduciosi, percependo la forza e l’immensità della madre terra che ci consola, mentre esausti e liberi la ringraziamo con un leggero sorriso. Impariamo l’ascolto, la fiducia, il lasciar andare, la libertà, la condivisione, l’appartenenza, l’immobilità, l’amore.

9. Un canto
Ci sediamo comodamente, la schiena diritta ma rilassata. Non dobbiamo avvertire alcun tipo di tensione nel corpo. Nel silenzio, nell’abbandono cantiamo il bija mantra “lam” (LLLAAAMMM), per tutta la durata dell’espirazione, accentuando la consonante “l” e lasciando che il suono vocalico della “a” piano piano si nasalizzi in “m”. Proseguiamo per almeno 5 minuti. Ascoltando la forza e il dinamismo dell’appoggio del nostro primo chakra a terra.

martedì 1 dicembre 2009

Rituale vocale 4 - OM


Premessa

Secondo la tradizione induista, l'OM (o AUM) è il suono primordiale, la prima manifestazione della divinità. Rappresenta anche il mantra per eccellenza, per cui precede molte altre formulazioni.
Nella tradizione tibetana, esso è parte di un mantra più lungo, OM AH HUM HRIH, che è la rappresentazione delle quattro iniziazioni, secondo Il Libro Tibetano dei Morti.
Dal punto di vista fonetico, l’OM è composto da due vocali, la O e la M (quest'ultima considerata appunto una vocale).
Dal punto di vista musicale, il mantra è semplice da riprodurre con la voce, semplice da ricordare, si può cantare a bassa voce ed essendo per lo più a bocca chiusa (mmm) risuona internamente, sviluppando l’ascolto attraverso l’orecchio interno e riverberando all'altezza della corona (o settimo chakra, l'estremita superiore del capo).

Il rituale che propongo si realizza con l’OM più altre tre sillabe che secondo quanto descritto appunto ne Il Libro Tibetano dei Morti, rappresentano l’unificazione profonda di corpo, parola e mente.
Propongo una sequenza semplice, che permette passo a passo di familiarizzare con il mantra, di sviluppare concentrazione e attenzione all’emissione.
Il risultato che si ottiene sul proprio equilibrio psico-fisico è profondo e dinamico, soprattutto se il rituale viene ripetuto giornalmente per un certo periodo di tempo (almeno un mese), ed è guidato dalla trasformazione del respiro.
Un’indicazione precisa importantissima: non concentratevi sul respiro, ma sull’emissione del suono. Affinate sempre di più la qualità del suono che emettete, che può raggiungere un livello di cura inatteso all’inizio (nella dinamica, nella costanza, nella durata, ecc.).

Cantate seduti, in posizione comoda, con le spalle e la gola rilassate e la schiena naturalmente diritta.

Le sillabe, come sono descritte di seguito, devono essere cantate a mezzavoce per tutta la durata dell’espirazione, senza fatica, con delicata attenzione. Cercate di non avere interruzioni. Cantate il mantra a ogni espirazione. Se tuttavia vi sentite affaticati, senza fiato o in tensione, senza perdere la concentrazione, interrompete il canto, aspettate che il respiro torni regolare e ricominciate.
Il passaggio da una vocale all’altra e da una sillaba all’altra deve essere lento, quasi impercettibile. Bocca, gola e lingua modificano la propria configurazione lentamente, senza forza e senza passaggi bruschi. Nei passaggi da una vocale all’altra, avviene la trasformazione, il suono si colora di armonici e la mente si apre alle intuizioni.

Descrizione del mantra

OM – Rappresenta il corpo illuminato. Si può visualizzare una luce bianca che si irradia dal punto intermedio tra le due sopracciglia. Nella stessa espirazione, la M ha durata doppia della O.

AH – Rappresenta la parola illuminata. Si può visualizzare una luce rossa che si irradia dalla gola. La A parte dal petto, attraversando la gola rilassata, in un canale aperto che permette una chiara circolazione. Non forzate il suono. La gola ne risentirebbe.

HUM – Rappresenta la mente illuminata. Si può visualizzare una luce blu che si irradia dal cuore. Nella stessa espirazione, la M ha durata doppia della U.

HRIH – Rappresenta l’unione di mente, corpo e parola illuminate. Si può visualizzare una luce rossa che si irradia dal centro dell’ombelico. La R è una consonante di passaggio. È quasi silenziosa, con la lingua che si appoggia leggermente al palato senza chiudersi del tutto. Muovendo lentamente la lingua sul palato, emettendo la I, è possibile far sorgere una grande ricchezza di armonici.

Sequenza degli esercizi
La semplice sequenza che segue parte dalla familiarizzazione con le singole sillabe del mantra, fino al canto del mantra completo in una sola espirazione. Progressivamente, sviluppando i passaggi da una sillaba all’altra, si allunga la durata dell’espirazione, con il corpo e la mente che si calmano, e il respiro che si fa più profondo.
Ricordate di concentrarvi sul suono e non sul respiro. La cura è tutta rivolta all’unità col suono.

1. Eseguite singolarmente le quattro sillabe. Per ogni espirazione una sillaba. Ripetete almeno tre volte per ognuna.

(inspirazione)

OM
(espirazione)

(inspirazione)

AH
(espirazione)

(inspirazione)

HUM
(espirazione)

(inspirazione)

HRIH
(espirazione)

2. Abbinate le prime due sillabe nella stessa espirazione, cercando di dedicare lo stesso spazio a entrambe. I passaggi dall’una all’altra sono lenti e curati nei particolari. Ripetete almeno tre volte per ognuna.

(inspirazione)

OM-AH
(espirazione)

(inspirazione)

HUM-HRIH
(espirazione)

3. Unite le quattro sillabe nella stessa espirazione, completando il canto del mantra. Abbiate cura di non rimanere senza fiato nell’ultima sillaba. Calibrate attentamente la durata di ogni sillaba in base alla durata dell’espirazione. I passaggi da una vocale all’altra sono continui ma molto lenti. Ripetere l’intero mantra almeno sei volte.

(inspirazione)

OM-AH-HUM-HRIH
(espirazione)

4. Dopo aver cantato ripetutamente il mantra completo, potete decidere intuitivamente di soffermarvi su una vocale, o nel passaggio da una vocale all’altra, lasciandovi andare alla pura esperienza del suono, degli armonici. Non condizionate la vostra scelta ma lasciate che avvenga naturalmente. In seguito potete riprendere il mantra completo e soffermarvi ancora. Lasciate che sia il piacere che provate nel canto a guidarvi.

5. Rimanete in silenzio, in ascolto, per almeno 5 minuti.

6. Stendetevi per terra, supini. Stiracchiatevi e ritrovate il contatto con il vostro corpo e con il movimento.


Di seguito, riporto il passo completo de Il Libro Tibetano dei Morti, dove vengono descritte le quattro iniziazioni con l’uso dei mantra sopra descritti. Il Libro Tibetano dei Morti è un testo esoterico meraviglioso, ricco di intuizioni profonde. Non leggetelo come un testo religioso, ma come un testo di apertura del cuore e della mente, e traetene ispirazione per la realizzazione del rituale vocale con OM.

More about Il libro tibetano dei morti

Il ricevimento delle quattro iniziazioni
(da Il Libro Tibetano Dei Morti, ed. Mondadori)

Mentre si ricevono le quattro iniziazioni bisogna eseguire la seguente meditazione:

Dalla corona del maestro spirituale in unione con la consorte,
Una bianca sillaba OM, [che irradia] raggi di luce,
Discende nel punto intermedio tra le mie sopracciglia,
E quindi io ricevo l’iniziazione del vaso e purifico gli oscuramenti del corpo.
Ti prego di conferir[mi] le qualità del corpo buddhico!

Dalla gola del maestro spirituale in unione con la consorte,
Una rossa sillaba AH, [che irradia] raggi di luce,
Discende nella facoltà sensoriale della mia lingua,
E quindi io ricevo l’iniziazione segreta e purifico gli oscuramenti della parola.
Ti prego di conferir[mi] le qualità della parola buddhica!

Dal cuore del maestro spirituale in unione con la consorte,
Una sillaba blu HUM, [che irradia] raggi di luce,
Discende nel centro del mio cuore,
E quindi io ricevo l’iniziazione della saggezza originaria e purifico gli oscuramenti della mente.
Ti prego di conferir[mi] le qualità della mente buddhica!

Dall’ombelico del maestro spirituale in unione con la consorte,
Una rossa sillaba HRIH, [che irradia] raggi di luce,
Discende nel centro del mio ombelico,
E quindi io purifico gli oscuramenti che differenziano [nel mondo] il corpo, la parola e la mente,
Ricevendo la quarta iniziazione dell’indivisibile coemergenza.

O glorioso e prezioso maestro-radice,
Sii indissolubilmente presente, [seduto] per sempre sul pistillo di un loto entro il mio cuore!
Grazie alla tua grande gentilezza, ti prego di accettarmi
E di conferir[mi] le facoltà del corpo, della parola e della mente buddhici!

Possiamo diventare proprio come te, glorioso maestro spirituale,
Assomigliarti esattamente nel corpo, nel seguito, nella durata della vita, nei campi buddhici,
E nei tuoi supremi e nobili marchi maggiori.

Questi versi, che costituiscono la pratica preliminare delle Divinità Pacifiche e Irate: un profondo insegnamento sacro, [intitolato] liberazione naturale attraverso [il riconoscimento dell’]intenzione illuminata, possono essere utilizzati come metodo preliminare nel corso della purificazione mentale.
Questa pratica spirituale dell’insuperato Veicolo Maggiore (Mahayana) è un insegnamento orale di [Nyinda] Choje Lingpa, il primogenito dello scopritore di tesori Karma Lingpa; e fu messa per iscritto da Guru Suryacandrarasmi [Nyinda Ozer].

domenica 1 marzo 2009

Rituale vocale 3 - Varianti meditazione Nataraj

Ne Il Libro Arancione di Osho (ed. Mediterranee) sono raccolte diverse pratiche di meditazione.

Immagine di Il libro arancione

Una di esse di chiama meditazione Nataraj.
Prendo spunto da essa per descrivere due varianti che formano un semplice ma efficace rituale vocale.

Variante 1

1. Ad occhi chiusi, danzare senza musica liberamente per 20 minuti. Lasciarsi possedere dal movimento e dal proprio ritmo personale.

2. Continuare a danzare aggiungendo un canto libero e improvvisato. Lasciare che fluisca spontaneamente. Proseguire per altri 20 minuti.

3. Stendersi a terra, in posizione distesa e comoda. Rimanere immobili e in contatto con il respiro per 20 minuti.

4. Alzarsi, scegliere un breve brano di musica di massimo 5 minuti, danzare e cantare dolcemente per tutta la durata del brano.


Variante 2

1. Ad occhi chiusi, danzare senza musica liberamente per 20 minuti. Lasciarsi possedere dal movimento e dal proprio ritmo personale.

3. Stendersi a terra, in posizione distesa e comoda. Rimanere immobili e in contatto con il respiro per 20 minuti.

2. Ancora ad occhi chiusi, rialzarsi e ricominciare a danzare aggiungendo un canto libero e improvvisato. Lasciare che fluisca spontaneamente. Proseguire per 20 minuti.

4. Al termine della danza, rimanere immobili in piedi per almeno 5 minuti, in ascolto.

Rituale vocale 2, per il radicamento - 60 minuti

Descrivo un nuovo rituale vocale, più completo e di durata maggiore rispetto al primo che potete trovare qui.
Sottolineo che ogni rituale vocale che descrivo viene utilizzato da me personalmente nella mia pratica quotidiana e nei percorsi di cura con le persone.

Questo rituale ha durata complessiva minima di 60 minuti. Il mio consiglio è di ampliarlo quanto se ne ha voglia.
Ricordo che è importantissimo, tra un esercizio e l’altro, prendersi sempre una pausa di passaggio nella quale ritornare alla respirazione naturale e ascoltare la risonanza nel corpo che hanno lasciato il suono e la posizione.
Tutti gli esercizi possono essere fatti con gli occhi chiusi o leggermente aperti e la vista sfocata, per facilitare l’ascolto profondo e la consapevolezza.

Fasi:
1. In piedi, gambe leggermente divaricate, occhi chiusi, si entra in contatto con il respiro e le proprie tensioni. Mentalmente "lascio andare". Si possono contare i respiri da 1 a 10.

2. In piedi, con l’inspirazione si sollevano le braccia fino all’altezza del viso con le palme verso l’alto. Il viso guarda verso il cielo. Si emette il suono “ssss” (come nella parola “suono” e non “scivolo”) per tutta la durata dell’espirazione. Il suono deve essere leggero, gentile, appena sussurrato. Al termine dell’espirazione si riabbassano le braccia. Ripetere almeno 6 volte.

3. In piedi, posizione del bastone (gambe unite e tese, braccia alzate sopra la testa, mani unite, testa naturalmente ripiegata verso il petto, bacino portato leggermente in avanti), per tutta la durata dell’espirazione vocalizzare una prolungata “iiii”. Inspirare senza perdere la posizione e ripetere il suono per 3 volte. Ogni suono deve avere un'intonazione superiore al precedente. Per cui il primo suono sarà basso, il secondo medio, il terzo acuto. Il suono deve essere ben sostenuto, tonico e non sottovoce. Tenere gola e lingua rilassata.
Lasciar ricadere le braccia, sollevare le spalle durante l’inspirazione e lasciar ricadere con l’espirazione. Mentalmente “lascio andare”.
Ripetere la posizione del bastone con i tre vocalizzi almeno una seconda volta.

4. In piedi, posizione bioenergetica dell’arco (vedi immagine): piedi divaricati come la misura delle spalle, diritti e paralleli tra loro; appoggiare le mani chiuse a pugno ma morbide all'altezza dei reni; inspirando flettere dolcemente il busto all'indietro formando una linea curva continua e morbida dal collo al coccige. Vocalizzare “aaaeee” per tutta la durata dell’espirazione. Ripetere almeno 6 volte. Il passaggio da una vocale all'altra deve avvenire con la massima attenzione e lentezza. La "a" si trasforma in "e" quasi inavvertitamente. Soffermarsi proprio sul momento di passaggio da una vocale all'altra.

5. In posizione eretta, divaricare i piedi come la misura del proprio bacino, tenendoli diritti e paralleli tra loro. Inspirando, sollevare in avanti le braccia all'altezza delle spalle, espirando flettere lievemente le ginocchia e i gomiti. I polsi si lasciano ricadere morbidi. Il corpo mantiene una linea retta dalla nuca al coccige. Vocalizzare “oooaaa” per tutta la durata dell’espirazione. Ripetere almeno 6 volte. Il passaggio da una vocale all'altra deve avvenire con la massima attenzione e lentezza. La "o" si trasforma in "a" quasi inavvertitamente. Soffermarsi proprio sul momento del passaggio da una vocale all'altra.

6. In posizione eretta, divaricare i piedi come la misura del proprio bacino, tenendoli diritti e paralleli tra loro. Molleggiare sul posto in linea verticale, dolcemente, in modo sciolto, con ritmo regolare piuttosto sostenuto, lasciando libere spalle, collo e braccia. Il movimento parte dalle gambe, che si flettono leggermente e tornano ad allungarsi ma senza mai stendersi completamente. Prima in silenzio, poi vocalizzando un secco "la" ogni volta che si scende, senza sforzare. Proseguire per almeno 5 minuti.

7. Piegati, mani a terra, ginocchia leggermente piegate (vedere immagine). Quando il corpo si abitua alla posizione e al fluire del sangue alla testa, si inizia a vocalizzare un lungo "ohm" per la durata dell'espirazione. Si può decidere di utilizzare al posto del solo "ohm" il mantra completo "ohm ha uhm". Ripetere per almeno 6 volte.


8. Seduti su un cuscino o su una sedia, in posizione comoda e rilassata, con la schiena naturalmente diritta. Quando il respiro ritorna normale, iniziare a vocalizzare per tutta la durata dell'espirazione, utilizzando ancora l’ “ohm” o una vocale a scelta, rimanendo fermi sulla stessa nota. Proseguire per almeno 10 minuti.

9. Seduti su un cuscino o su una sedia, in silenzio, si torna a contatto con il respiro e si ascolta la risonanza nel corpo e nella mente di tutto il percorso. Restare in ascolto per almeno 10 minuti.

10. Distesi, ci si riattiva, ci si stira e si torna al contatto con il mondo che ci circonda.


Non realizzare il rituale in modo meccanico. Dedicare il tempo che merita. Se non si ha il tempo per realizzare tutto il rituale si può fare il rituale breve, oppure scegliere solo alcuni degli esercizi descritti, senza mai escludere 7-8-9.

mercoledì 24 dicembre 2008

Rituale vocale 1 - 30 minuti

Sto sperimentando un breve rituale con l'uso della voce che trovo molto efficace per facilitare la meditazione e l'ascolto di sè.
Ha durata complessiva minima di circa 30 minuti. Ma il mio consiglio è di ampliarlo quanto se ne ha voglia.

Fasi:
1. In piedi, gambe leggermente diviaricate. Occhi chiusi. Contatto con il respiro e le proprie tensioni. Mentalmente "lasciare andare".
2. Molleggiare sul posto, dolcemente, in modo sciolto. Prima in silenzio, poi vocalizzando un secco "ah" ogni volta che si scende, senza sforzare.
3. Ci si ferma, immobili, in silenzio e si torna a contatto con il respiro.
4. Piegati, mani a terra, ginocchia leggermente piegate. Quando il corpo si abitua alla posizione e all'improvviso flusso di sangue alla testa, si inizia a vocalizzare un lungo "om" per la durata dell'espirazione. Ripetere per almeno 5 volte.
5. Ci si siede su un cuscino, schiena naturalmente dritta. Occhi sempre chiusi. Contatto con il respiro. Quando torna normale, si inizia a vocalizzare per tutta la durata dell'espirazione, continuativamente per almeno 10 minuti. Si può utilizzare l' "om" o la vocale che si desidera.
6. In silenzio, si torna a contatto con il respiro e si ascolta la risonanza nel corpo e nella mente di tutto il percorso. Per almeno 5 minuti.
7. Ci si distende, ci si riattiva, ci si stira e si torna al mondo intorno


Il mio consiglio è di provarlo. L'efficacia immediata è sorprendente. Nel tempo, produce un cambiamento.
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