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sabato 17 settembre 2011

Per un diverso approccio all'ascolto musicale - Idea sette

Premessa.
Idea uno.
Idea due.
Idea tre.
Idea quattro.
Idea cinque.
Idea sei. 




Stimola negli altri un ascolto più consapevole

Condividi con i tuoi amici e parenti le nuove modalità di ascolto che metti in atto. Parlane con loro, ricerca consigli e proponi possibili soluzioni. Ascolta con attenzione quello che gli altri hanno da dirti sulla musica e sulle loro esperienze. Porgi l'orecchio alle loro parole. E proponi le tue, senza la pretesa di saperne di più o di avere ragione. Nel confronto, sii creativo e generoso, come nell’ascolto, e ritroverai il senso di un’esperienza, quella della musica, che appartiene da sempre all’uomo e alla sua crescita.

lunedì 1 agosto 2011

Per un diverso approccio all'ascolto musicale - Idea sei

Premessa.

Idea uno.
Idea due.
Idea tre.
Idea quattro.
Idea cinque.
 
 
 
Di cosa è fatta la musica

Quando ascolti musica, fai prima un breve vuoto mentale. Respira da 3 a 10 volte in silenzio. Torna a te stesso. E predisponiti a far entrare l’intero universo sonoro che la musica che hai scelto porta con sé. Quando la musica inizia apprezzane l’impatto complessivo sulla tua coscienza e sul tuo corpo. Le emozioni, il movimento che induce nel tuo corpo. Assecondali. E poi prova ad analizzare. A scomporre: quali strumenti suonano, su quali registri (acuti o gravi), con quale compenetrazione ritmica, con quale forma (melodico-armonica), … Non farti spaventare dall’aspetto tecnico. È importante un approccio intuitivo. Ricerca le parti, quelle che ti colpiscono, ti incuriosiscono. E poi, torna all’insieme. È una bellissima pratica di ascolto. Come quando, in meditazione, ti soffermi nell’ascolto di ogni singolo suono che proviene fuori da te, immagini di essere quel singolo suono, e poi ritorni al tutto, all’insieme, che ti comprende interamente.

lunedì 25 luglio 2011

Per un diverso approccio all'ascolto musicale - Idea cinque

Premessa.
Idea uno.
Idea due.
Idea tre.
Idea quattro.

L'idea che segue ha a che fare con le abitudini, con la pigrizia e con l'apertura mentale. Disabituati alla sorpresa e immobilizzati dall'illusione del controllo, i suoni inaspettati ci fanno paura. E con le tecnologie a disposizione e il tempo sempre più compresso, stiamo perdendo il gusto della musica dal vivo, a meno che non faccia parte del "pacchetto celebrity".



Ascolta musica dal vivo

Supera il muro della pigrizia, degli impegni, della tecnologia e ritorna ad ascoltare, vedere, vivere la musica dal vivo. Incontra i musicisti che ami, osserva come si muovono su un palco, e ascolta come suonano davvero. Se possibile, frequenta contesti meno caotici o chiassosi (meglio il teatro dello stadio), dove le distorsioni sonore sono ridotte, dove le dimensioni acustiche (decibel, dispersioni, ecc.) sono più a misura d’uomo. E sperimenta la musica dal vivo imprevista. Vai a concerti di musicisti che non conosci, eventualmente consigliati dagli amici, o a concerti di generi musicali che normalmente non ascolti (ma che non trovi insopportabili). Puoi approfittare di questo periodo estivo, che è ricco di festival musicali spesso gratuiti. Trova nelle novità un senso, cerca di comprendere da dove viene quella musica, che effetto ha sul tuo corpo e la tua mente e su corpo e mente di chi ti sta intorno, apprezza la gestualità dei musicisti, l’energia e la concentrazione. Ritrova il piacere di ascoltare musica nuova nei locali. Abbandona i locali che propongono cover band, karaoke o musica nota, e cerca locali dove viene dato spazio a musica personale, bella o brutta che sia, autentica o posticcia, familiare o no.

venerdì 22 luglio 2011

Il respiro nell'autoguarigione

In ogni percorso di cura che mi vede coinvolto, da quello personale, alle relazioni di aiuto che mi impegnano in diversi ambiti, il ritorno al respiro, alla sua forza, alla sua calma benefica, è un punto centrale e imprescindibile. Le tecniche e la pratica tramandate dalla meditazione vipassana buddhista sono per questo motivo di enorme ispirazione per me. Condivido un passo di un libro molto utile di Thich Nhat Hanh, monaco buddhista vietnamita, sul respiro e la capacità di guardare in profondità.
Nei prossimi giorni riperterò un'inidicazione più tecnica sulla meditazione del respiro tratto dalla stesso libro.


Respirare e guardare in profondità (da Lo Splendore del Loto)
Respirare sapendo che stiamo respirando è la pratica fondamentale. Nessuno può ottenere un vero successo nell'arte della meditazione senza aver attraversato la porta della respirazione. Praticare la respirazione consapevole vuol dire avere accesso al 'fermarsi' e al 'guardare in profondità', in modo da entrare nel regno della concentrazione e dell'introspezione. Il maestro di meditazione Tang Hoi, primo patriarca della tradizione dhyana del Vietnam (terzo secolo), nella sua prefazione all'Anapanasmriti sutra affermò: "Anapanasati (la consapevolezza del respiro) è il grande veicolo offerto dal Buddha a tutti gli esseri viventi". La respirazione consapevole ci conduce a ogni specie di concentrazione meditativa. Ci permette inoltre di ottenere le realizzazioni fondamentali relative all'impermanenza, alla vacuità, all'originazione interdipendente, al non-sé e alla non-dualità di tutto ciò che esiste. Se è vero che possiamo pratica il 'fermarsi' e il 'guardare in profondità' facendo a meno della respirazione consapevole, è anche vero che questa è la via più sicura e certa che possiamo seguire.

Thich Nath Hanh

lunedì 27 giugno 2011

Per un diverso approccio all'ascolto musicale - Idea quattro

Premessa.
Idea uno.
Idea due.
Idea tre. 




Un giorno di silenzio

Prova per un giorno a non ascoltare alcun tipo di musica. Spegni tutto e non ricercare nessun suono. Nei brevi momenti di tempo libero della tua giornata, che normalmente potresti voler riempire con un ascolto musicale, ascolta il tuo respiro, comodamente seduto o disteso per terra. Ascolta l’orchestra musicale del tuo corpo (ritmo respiratorio, battito cardiaco, voce, tensioni, tono muscolare, ecc.) e sorridi.
Se trovi piacevole questo esperimento, potresti decidere di ripeterlo con regolarità: un giorno al mese o alla settimana potrebbe essere il tuo giorno senza musica. Approfittane, e riduci anche le tue parole. Un giorno di silenzio può essere anche un giorno diverso per comunicare con se stessi e gli altri.

martedì 7 giugno 2011

Per un diverso approccio all'ascolto musicale - Idea tre

Premessa.
Idea uno.
Idea due.




Differenzia il più possibile

Le nuove tecnologie permettono oggi di accumulare una libreria musicale ampia, variegata, difforme. Sfrutta questa possibilità per differenziare gli ascolti, per trovare musiche adatte ai diversi momenti della giornata, ai mutamenti del tuo umore, alla tua curiosità. Probabilmente è vero quanto sostiene Saval nell’articolo citato in premessa: nessuno di noi ha realmente ascoltato per intero la musica di cui è in possesso. Eppure, avere una tale risorsa sonora può aiutarti a trovare (pescare?!) il brano giusto al momento giusto. Magari sorprendendoti tu stesso per le scoperte che potresti fare. Differenzia, apriti, non avere pregiudizi, arricchisci le tue esperienze musicali. 

domenica 29 maggio 2011

Per un diverso approccio all'ascolto musicale - Idea due

Premessa.
Idea uno. 

L'idea che segue sembra essere la più banale e prevedibile. Eppure mi sorprende spesso scoprire quanto le persone si siano disabituate a scegliere davvero la musica che ascoltano.





Scegli la musica che ascolti

Spenti i rumori di fondo, ritrova il gusto di ricercare la musica che ti piace. Ritorna a scegliere i suoni che ti emozionano, coinvolgono, comunicano realmente qualcosa. Riscopri la curiosità per la novità, per l’inaudito. E ascolta con attenzione le tue reazioni emotive, le tue tensioni nel corpo, le diverse sollecitazioni. Osserva in quali momenti della giornata senti più bisogno di musica, e per rispondere a quali bisogni.

martedì 17 maggio 2011

Per un diverso approccio all'ascolto musicale - Idea uno

Fedele a quanto scritto in premessa qualche giorno fa, propongo da oggi una breve serie di idee per sviluppare un diverso approccio all'ascolto musicale. Due principi di base come guida: la semplicità; la curiosità.


 

Riduci o elimina gli ascolti passivi

Quando possibile, spegni la musica che non ascolti davvero: radio, televisione, locali rumorosi, ecc. ti riempiono di suoni inutili, di cui non hai controllo e neppure consapevolezza. Sii onesto con te stesso, ascolta e chiediti quale funzione ha il rumore di fondo musicale. Potresti trovarlo inutile, fastidioso o assordante. Ritrova il piacere del silenzio. Spegni tutto. Prima di ricominciare ad accendere davvero.

sabato 14 maggio 2011

Per un diverso approccio all'ascolto musicale - Premessa



E se provassimo a non ascoltare nulla? Il silenzio è l’elemento del nostro mondo rumoroso che apprezziamo meno, e che minacciamo di seppellire brano dopo brano. Il silenzio è l’esperienza musicale più a rischio della nostra epoca. Aumentandolo, potremmo scoprire cosa stiamo cercando di soffocare con tutta questa musica, cosa non abbiamo la forza di sentire.
                                        Nikil Saval


Sono molte le considerazioni che si potrebbero fare su come è cambiato negli ultimi anni l’ascolto della musica nell’esperienza individuale delle persone. Le nuove tecnologie lavorano come un’onda lunga che genera mutamenti sostanziali nelle abitudini di ciascuno di noi, mutamenti che mettono radici salde e profonde nel nostro quotidiano prima ancora che ognuno di noi sia in grado di sviluppare su di esse consapevolezza e comprensione.
La musica, su tutto, è da decenni che ha mutato il suo ruolo sociale in modi assai complessi e stratificati, e che rischia di perdere di senso all’interno delle molteplici esperienze quotidiane. Non è difficile constatare il livello di sordità generalizzato che la musica onnipresente nelle nostre orecchie sta generando. La nostra mente, abituata a essere costantemente sollecitata sul piano acustico da radio, ipod, televisioni, autoradio, … si sta abituando a non ascoltare più, a catalogare la musica come rumore di fondo, a svolgere una funzione di costante stimolazione (eccitazione, direbbe Krishnamurti) tale da soffocare il silenzio e, di conseguenza, un autentico ascolto di sé.
La musica è misteriosa quanto il soffio vitale, è delicata quanto impetuosa. L’uomo postmoderno sta perdendo quasi totalmente l’attenzione a un rapporto concreto e spirituale dell’esperienza del suono. L’uso generalizzato delle cuffie, in tutte le condizioni di vita (e di traffico) sta ampliando sempre più la sola esperienza auditiva isolandola dal resto della percezione acustica corporea, che è quella ricca e benefica della vibrazione. Specularmente, la musica come rumore di fondo ci costringe a vivere passivamente l’esperienza acustica senza comprendere come essa influisce sul nostro umore, sulle nostre tensioni, sui nostri comportamenti.

Il suono è relazione, è movimento, è creatività. Quando però la musica perde la sua funzione espressiva per ridursi a strumento improprio (veicolo pubblicitario o di marketing, eccitante fisico nelle palestre, elemento decorativo ambientale nei locali, compagno onnipresente nelle nostre giornate, …) può diventare concausa di un isolamento (auto)imposto che si innesta nelle già stratificate nevrosi quotidiane. Quel che è peggio, è che un tale isolamento sonoro può condurre a una totale analfabetizzazione musicale, a una passività dell’ascolto che è vicina all’apatia e che si traduce in omologazione di massa e anomia.

Per queste ragioni, ritengo sia fondamentale sviluppare una nuova educazione all’ascolto della musica, che trovi origine e sia punto di partenza per un rinnovato ascolto di sé, delle nostre abitudini automatizzate, dei nostri bisogni, e della funzione inconsapevole che svolge la musica per rispondere a quesi bisogni e per soffocare la nostra percezione di sé.
Nei prossimi giorni, pubblicherò brevi ma utili proposte per praticare in questa direzione. Sarebbe bello che ognuno trovasse il proprio modo e, se ne avesse voglia, lo condividesse con me scrivendomi le sue idee.
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