Visualizzazione post con etichetta massaggio sonoro. Mostra tutti i post
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giovedì 26 luglio 2018

Le vibrazioni sonore e una bambina

La piccola Emma, 9 anni, è distesa sul pianoforte. Appoggio e suono una campana tibetana armonica sulla sua pancia. Non le spiego niente prima. Le chiedo solo di stare e ascoltare. Dopo alcuni minuti di suono mi interrompo e le chiedo cosa ha sentito.

È come quando fai saltare un sasso nell'acqua, mi dice. Hai presente quando il sasso salta e da quel punto si allargano i cerchi nell'acqua? La campana è il sasso. Io sono l'acqua. I cerchi sono quello che ho sentito.

giovedì 23 novembre 2017

Improvvisazione al pianoforte per neonati

La piccola Ada, 1 mese di vita, nella fascia durante una breve improvvisazione al pianoforte a lei dedicata. Si immerge nelle vibrazioni della musica, si rilassa, si addormenta.


lunedì 2 ottobre 2017

Suonoterapia, massaggio sonoro e benessere



Armonizzare, convibrare, risuonare...
I principi della suonoterapia sono basati sul fatto che le vibrazioni sonore sono per loro natura fisica strutture armoniche geometricamente perfette. Le formanti armoniche che costituiscono i suoni che percepiamo sono come tante piccole gocce d'acqua che insieme costituiscono le onde di un vasto oceano.
Alcuni strumenti musicali sono in grado di riprodurre l'intera sequenza dei suoni armonici.
Il primo di questi è la nostra voce. Se adeguatamente educata, liberata dalle pressioni esercitate dalle nostre tensioni fisiche sui diversi diaframmi presenti nel nostro corpo, essa può produrre suoni equilibrati e ricchi di formanti armoniche, capaci di riequilibrare lo stato complessivo del corpo e della mente.
Altri strumenti straordinari sono le campane tibetane armoniche che sono realizzate con cura e ricerca scientifica per riprodurre l'intera sequenza armonica. Sono 'geneticamente' diverse dalla maggior parte delle campane rituali che si trovano in commercio. Come riconoscerle? Quando le suoniamo sentiremo una cascata di brillanti risonanze che ci avvolgono. Un suono ricco, sfaccettato e nutriente.
Esistono anche dei diapason concepiti appositamente per produrre vibrazioni particolarmente intense. Quando vengono appoggiati al corpo producono un micromassaggio delicato e profondo molto rilassante.
Poi i gong, le campane tubolari, l'harmonium, l'ocean drum, l'hang tank drum... e ultimo ma non ultimo il pianoforte, di cui ho già scritto diverse volte su questo blog.
L'insieme ricchissimo di queste possibilità lavora sinergicamente per offrire esperienze di profondo benessere, capace di armonizzare, rilassare e riequilibrare il corpo e la mente, efficacissimo per ridurre e curare le manifestazioni psicosomatiche, l'insonnia, i dolori alla schiena, i problemi digestivi, ecc.
Chi è interessato, può contattarmi personalmente per un trattamento presso il mio studio. Un'occasione unica per aiutarci a stare meglio e comprendere più a fondo la natura della vibrazione sonora che ci accompagna già dal mondo intrauterino prima della nascita.
Per appuntamenti
333/8582316

venerdì 2 giugno 2017

Massaggio sonoro, vocalità e gravidanza



L'armonia naturale del suono favorisce lo sviluppo bio-psico-spirituale del bambino, anche durante la fase fetale. Prima ancora dello sviluppo dell'udito, che avviene dalla diciottesima alla ventiquattresima settimana, il corpo del bambino in formazione percepisce fisicamente la vibrazione sonora e i cambiamenti che avvengono a livello ambientale. La percezione tattile infatti, che si sviluppa già a partire dall'ottava settimana, permette al bambino di sentire cosa avviene all'interno del liquidità amniotico. Come noto, l'acqua è un ottimo trasmettitore del suono. In ambiente acquoso i suoni vengono trasmessi più velocemente e a distanze maggiori.

Sono questi i pre-requisiti fisici che rendono importante e unica l'esperienza del massaggio sonoro con il pianoforte durante la gravidanza. Usata con attenzione, cura e delicatezza, l'armonia del suono sostiene attivamente la crescita. L'abbraccio della musica si avvolge intorno alla madre (e al padre che è bene coinvolgere quando possibile) distesa sulla cassa armonica del pianoforte e avvolge a sua volta il feto al suo interno. Diventa un'intima danza condivisa, fatta di respiri, pause, emozioni e sensazioni profonde. Normalmente insegno alla madre alcuni semplici esercizi vocali da accompagnare all'improvvisazione al pianoforte. Intuitivamente la voce materna si fonde con quella dello strumento. La voce è infatti lo strumento più meraviglioso che la natura ci abbia dato, pieno di potenzialità e con un equilibrio armonico straordinario. Sviluppare un uso più consapevole della propria voce è una delle opportunità che questa esperienza offre a chi vi partecipa. La voce può curare, massaggiare, calmare, rigenerare, scaldare... e sarà compagna di vita del nostro bambino per sempre. Iniziare a farne esperienza per migliorare la propria familiarità con essa è semplice e immediato. E la relazione madre-bambino ne gioverà tantissimo.

mercoledì 9 settembre 2015

Un incontro speciale col suono



Prima ancora che un'esperienza terapeutica, il massaggio sonoro con il pianoforte è un incontro speciale col suono. Fin dalla nostra vita intrauterina, prima della nascita, siamo immersi in suoni speciali, filtrati dal corpo e dalle esperienze della nostra mamma. Alla nascita, nei primi mesi di vita, ogni relazione che pone le basi per la comunicazione da adulti avviene attraverso giochi sonori e musicali. La vibrazione, costitutiva della vita e strutturante spazio e tempo, accompagna ogni respiro e ogni battito.

Soltanto da "grandi", adolescenti, adulti, la nostra mente si inganna pensando alla musica come a qualcosa di altro da noi stessi, che può certo coinvolgerci, toccarci profondamente, colpirci, ... ma in qualche modo la pensiamo come qualcosa di meno essenziale, nella nostra esistenza, in forte contrasto con quella che è stata da sempre la nostra esperienza diretta.
La marginalità e l'arcaicità con le quali la musica viene insegnata a scuola conferma completamente questa divergenza. Lo stesso possiamo dire della pauperizzazione e banalizzazione che vengono messe sistematicamente in atto nell'ambito della cosiddetta musica commerciale, che diviene prodotto uso e getta se non semplice pretesto per veicolare altri prodotti commerciali.

Eppure, ognuno di noi è un'orchestra musicale vivente, fatta di ritmi essenziali, vocalizzi, armonia, interplay, ecc. L'esperienza del massaggio sonoro al pianoforte può permetterci di rimetterci in contatto diretto con questa antica conoscenza di noi. Di tornare ad ascoltare pienamente il nostro corpo vibrante, a ritrovare la nostra antichissima musicalità. E tutto questo viene prima, è per così dire la matrice di ogni possibilità di cura con la musica e le vibrazioni. Un'esperienza per tutti, al di là di specifici disturbi, una vera occasione di riscoperta all'insegna del benessere.

Contatti per prenotazioni.

venerdì 9 gennaio 2015

Lasciarsi andare

Un lungo percorso, per permetterle di imparare il benessere delle vibrazioni, del sostegno e della fiducia.
Da una seduta di musicoterapia presso l'R.S.A. Agostoni di Lissone.

aggrappata al suono

Da un incontro di musicoterapia presso l'R.S.A. Agostoni di Lissone.

sabato 29 novembre 2014

Regala un massaggio sonoro per Natale

Il massaggio sonoro al pianoforte è un'esperienza bellissima.
I suoni dell'improvvisazione avvolgono il corpo, toccano le emozioni, producono un rilassamento profondo e riequilibrano energeticamente il corpomente. È anche il modo più semplice ma inconsueto per comprendere pienamente cos'è il suono e perchè è da sempre così importante per l'esperienza umana.
Non è destinato esclusivamente a chi ha specifici problemi o patologie, ma può essere sperimentato da tutti.
È anche possibile farlo in coppia, con il proprio compagno, il proprio figlio o qualunque altra persona cara.
Puoi regalartelo, o regalarlo a qualcuno per Natale o qualche altra ricorrenza. Un dono originale che risolve due problemi: l'imbarazzo di non sapere mai cosa regalare alle persone a noi vicine; offrire un'esperienza di pieno benessere.
Se sei interessato, contattami. Ti farò avere un biglietto dono da regalare a chi vuoi.

venerdì 21 dicembre 2012

Un massaggio sonoro per Natale

Di massaggio sonoro al pianoforte ho parlato e scritto diverse volte.
Un modo meraviglioso per sperimentare la musica. Un'immersione totale nel mare delle vibrazioni sonore.
Può essere un bel regalo di Natale, per persone speciali.
Se vuoi, contattami. Potrebbe risolverti i grattacapi del regalo dell'ultima ora.

lunedì 20 giugno 2011

Wellness Party a Lesmo - 24 giugno 2011



Per chi non è potuto venire a Carate Brianza, per chi non ne aveva mai sentito parlare, e per chi vuole salutare l'arrivo dell'estate all'insegna del benessere...
Alla Baia di Lesmo, in via Petrarca 1 a Lesmo, venerdì 24 giugno 2011 si terrà il nuovo Wellness Party, dove chi vuole potrà provare gratuitamente un massaggio sonoro al pianoforte, insieme a tutte le altre proposte dell'iniziativa. Sarà occasione di incontri e relax. E tutto quello che ognuno vorrà portare.

giovedì 26 maggio 2011

Wellness Party a Carate Brianza - 26 maggio 2011



Nella mia professione di musicoterapeuta, ho la fortuna di praticare il massaggio sonoro con il pianoforte.
La sua bellezza, i suoi effetti benefici, la sua multisensorialità, l'esperienza vibratoria del suono sono tutte caratteristiche che lo rendono una tecnica meravigliosa e dalle numerose e in parte ancora inesplorate potenzialità.
Eppure è una tecnica poco conosciuta e poco praticata. Per questa ragione, sono molto felice di invitare tutti al nuovo Wellness Party, che si terrà a Carate Brianza al Molto Club & Restaurant il 26 maggio a paritre dalle ore 20. Chi vuole, potrà provare un trattamento di massaggio sonoro, insieme alle altre proposte della serata. E capire di cosa parlo quando ne parlo.
Nel sito ufficiale del Welness Party trovate tutte le informazioni.
Di seguito, invece, pubblico alcune foto della precedente edizione del Wellness Party.
Le foto sono di Cesare Viganò, che ringrazio infinitamente.










foto (c) cesare viganò
ce_vg@yahoo.it
cevg71@gmail.com
http://www.flikr.com/photos/viga71/
tel. 349 5938571

lunedì 7 marzo 2011

Wellness Party



Lunedì 7 marzo, allo Spazio Y in via Arese 5 a Milano, avrò il piacere di presentare i benefici del massaggio sonoro al pianoforte nell'ambito del Wellness Party, un evento esclusivo che inviterà i partecipanti a percorrere i cinque sensi attraverso proposte all'insegna del benessere.
L'ingresso è riservato e su inviti. Ma l'iniziativa merita attenzione. Racconterò.
Con me ci sarà anche Stefano Chiodini, per un po' di improvvisazione jazzistica. Ché gli amici ti accompagnano ovunque. Soprattutto gli amici musicisti.

mercoledì 6 ottobre 2010

Sul pianoforte

A proposito di massaggio sonoro e di musicoterapia e crescita, mio figlio Francesco si addormenta sul pianoforte dopo mezz'ora di improvvisazione.
Per lui, ho scritto una ninna nanna che si muove in tonalità di FA, e suono cercando di avvolgerlo e coccolarlo, con dolce determinazione.
Sembra apprezzare.


venerdì 7 agosto 2009

Massaggio sonoro in gravidanza


Ologramma e nascita
L’approccio olistico alla cura e al benessere psico-fisico si è caratterizzato nel tempo per alcune metafore molto efficaci. Una delle più recenti è quella dell’ologramma.
Come risulta evidente da alcune tecniche e approcci specifici, ogni parte del nostro corpo può essere vista come una parte specifica e funzionalmente distinta dalle altre e, al contempo, come una piccola rappresentazione del tutto. L’agopuntura, la riflessologia, l’iridologia, ecc. confermano continuamente come lavorare su una parte localizzata del corpo permette di lavorare su corpo e mente nella sua interezza. In questo senso, orecchio, occhio, piede, mani, glutei, … sono tutte parti ologrammatiche del corpo intero. Come è noto infatti, ogni parte di un ologramma ripresenta l’immagine intera dell’ologramma stesso.
Trovo che questa metafora sia ancora più profonda e significativa per riflettere sull’interconnessione tra musica, suono e gravidanza.
Da molti punti di vista, possiamo immaginare il futuro nascituro come un ologramma dei propri genitori, in quanto rappresentativo di entrambi, loro continuazione psico-fisica, loro eredità. La vita, con ogni nascita, si rinnova attraverso nuovi riflessi che rappresentano e rinnovano il rapporto con gli antenati, di sangue e spirituali. Il feto, inoltre, è un organismo vivente che è parte integrante del corpo materno. In un gioco di riflessi meraviglioso, il feto contiene la madre (e il padre) in quanto sua continuazione, e la madre contiene il feto nel suo grembo.

Massaggio sonoro al pianoforte in gravidanza
Durante una seduta di massaggio sonoro al pianoforte, il suono avvolge quindi la madre che avvolge il feto. Il suono, attraverso le vibrazioni e le risonanze, entra in relazione fisica ed emotiva diretta con entrambi, in un processo simbiotico accogliente e rigenerativo.
Come ampiamente verificato, dal quinto mese di gestazione il feto è in grado di rispondere a segnali sonori diretti, in particolare la voce della madre, ma è già dalle primissime fasi di vita che il suono, per le sue caratteristiche, in quanto energia che si propaga nello spazio con moto ondulatorio, contatta direttamente le cellule del nascituro. Tale stimolazione, in quanto condivisa, compartecipata dalla madre, amplifica e rinforza il legame che li unisce. Se al massaggio sonoro si aggiungono i vocalizzi materni, il feto apprende le prime esperienze sonore significative seguendo la voce guida della madre, iniziando precocemente un dialogo che sboccerà negli anni a venire.

Il dialogo sonoro sviluppato in fase prenatale (con il massaggio sonoro e con i canti materni) favorisce uno sviluppo psicofisico del bambino più equilibrato. La musica è un facilitatore straordinario per lo sviluppo cellulare, organico e mentale: è sostegno emotivo; è energia benefica e rigenerativa; è contenitore psichico e rappresentativo; è materia comune di scambio, contesto condiviso sul quale sviluppare la comunicazione e la crescita; è una struttura organizzata emotivamente significativa che favorisce l’orientamento spaziale e temporale, quindi la crescita motoria e cognitiva; è una stimolazione che permette di sviluppare positivamente la memoria, la capacità di concentrazione, la creatività e le attitudini logico – matematiche.

Consapevolezza, rilassamento e risorse
I blocchi armonici e ritmici e i diversi registri attraverso i quali si sviluppa l’improvvisazione musicale al pianoforte durante una terapia, permettono di stimolare in modo selettivo alcune parti del corpo della madre e di contattare in modo differenziato il feto. Tale modalità favorisce lo sviluppo della consapevolezza materna, che ascolta le reazioni nel proprio corpo e le risposte emotive e razionali nella propria mente, portando progressivamente la madre a un ascolto profondo del proprio corpo che cambia, dei movimenti intra-uterini, delle tensioni fisiche provocate dalle trasformazioni fisiologiche. Inoltre, ansie, timori e logorii mentali abituali si tacitano, in quel silenzio della mente che è ritorno alla complementarietà positiva di corpo-mente, permettendo la diffusione nel corpo di uno stato di pace e benessere che investe completamente anche il feto. Mamma e bambino condividono quindi una precoce esperienza di armonia, con la madre che perde la propria frammentarietà di vita e si ricongiunge a se stessa e alla nuova vita che sta crescendo dentro di lei. Tale esperienza, così complessa da rappresentare e raccontare, è regolarmente ed efficacemente espressa dal corpo, che calma il proprio respiro, che si allunga naturalmente, che si fa pesante nel suo ricadere abbandonato sulla cassa armonica, che si fa al contempo leggero perché dismette temporaneamente la propria armatura psico-fisica, che trova nel rilassamento del viso, nel sorriso, negli sbadigli un diverso ritmo di vita e si apre, senza difese rituali, alle sorprese che questa particolare fase della vita riserva ogni giorno.

E il padre?
Il padre c’è, dovrebbe esserci. Può partecipare alla seduta stendendosi anch’egli accanto alla madre, sul pianoforte, oppure stando accanto, in piedi, mantenendo un contatto fisico con la madre. Può collaborare attivamente al dialogo sonoro vocalizzando a livello del feto, insieme alla madre, aprendosi a una relazione inedita forte, che unisce e prepara ad affrontare le rivoluzioni post-parto.
Egli può rinnovare l’esperienza del dialogo a casa, nell’intimità della camera da letto, vocalizzando per brevi periodi insieme alla madre. A livello psicologico, tale percorso permette al padre di non sentirsi escluso da una trasformazione che molto spesso appare (erroneamente) a due e nella quale, invece, il ruolo del padre è fondamentale per sostenere, consolidare, rielaborare. Il percorso può inoltre rappresentare un’efficace preparazione all’evento travaglio, dove il padre può essere attivo supporto alle fatiche materne.


è possibile prenotare una seduta di massaggio sonoro presso il mio studio.
potete anche contattarmi per valutare percorsi personalizzati di accompagamento al parto.

sabato 2 maggio 2009

Esperienze di massaggio sonoro

Silvia Turrin torna a parlare del sottoscritto nella rubrica di musicoterapia di Amadeus online. La giornalista ha provato il massaggio sonoro nel mio studio e ha raccontato la sua esperienza in un articolo. Lo riporto per interezza qui sotto, e vi suggerisco di leggere la sua rubrica, sempre stimolante.



Il massaggio sonoro al pianoforte
di Silvia Turrin

«La sostanza del corpo è una sinfonia virtuale di frequenze, suoni e ritmi biologici, mentali ed emozionali che, nel loro fluire continuo, cercano di raggiungere e di mantenere lo stato di perfetto equilibrio». Così scrive Randall McClellan nel libro The healing forces of Music pubblicato nel 1993 (la cui edizione tradotta in italiano è attualmente non reperibile nei normali circuiti di distribuzione, quali librerie e siti specializzati). L’equilibrio psico-fisico viene indebolito da stress, da ritmi frenetici, o è minato da patologie più o meno gravi, quali emicranie, ipertensione, insonnia o attacchi di panico.
In questi casi, la musicoterapia può essere d’aiuto per riportare corpo e mente in una condizione ottimale. Uno dei metodi più coinvolgenti, piacevoli ed efficaci per ripristinare uno stato di benessere è il massaggio sonoro al pianoforte che utilizza, in termini pratici, il concetto di frequenze del suono. È ormai noto che determinati ritmi, melodie, vibrazioni acustiche agiscono a livello fisiologico e che le frequenze sonore sono in grado di “colpire” specifiche zone del corpo.
Come mette ben in evidenza McClellan nel volume citato, le frequenze possono essere terapeutiche, poiché “il suono è un’energia vibratoria che interagisce con l’energia delle strutture del corpo attraverso la risonanza”. Inoltre, “ogni struttura del corpo ha la propria frequenza di risonanza naturale”.
Partendo da questi e da altre teorie, è stato sviluppato il massaggio sonoro al pianoforte.
Per capire meglio le caratteristiche di questo approccio, l’ho voluto sperimentare personalmente.
Mi sono rivolta a Guglielmo Nigro, musicista e psicologo specializzatosi in musicoterapia attraverso corsi e seminari tenuti, fra gli altri, dal prof. Dario Benatti e dalla prof.ssa Giulia Cremaschi Trovesi. La professionalità del dott. Nigro intreccia altre discipline, quali bioenergetica, psicologia culturale di Bruner e meditazione dinamica, definibili olistiche, poiché considerano l’unità, non la dualità, tra mente e corpo. La tecnica del massaggio sonoro al pianoforte agisce anch’essa a livello globale, producendo effetti sul piano fisico e sulla parte più sottile (energetica) dell’uomo. Ci si distende sulla cassa armonica del pianoforte a coda, ricoperta da un telo, appoggiando testa e ginocchia su morbidi cuscini. Le luci vengono abbassate per agevolare il rilassamento. Si possono chiudere o lasciare aperti gli occhi, a discrezione del soggetto (io li ho chiusi). Una volta distesi, si rimane in silenzio per qualche istante, poi, inizia la musica. E a queste punto, l’esperienza non può che essere raccontata se non in modo personale.
Per 40 minuti sono stata avvolta dalle onde sonore del pianoforte. Sentivo non solo a livello uditivo, ma anche a livello fisico e vibratorio i tasti che si muovevano a seconda dell’accordo. La mia percezione sensoriale del suono andava oltre la pura dimensione acustica: è stata un’esperienza totale, poiché percepivo che determinate note toccavano la mia colonna vertebrale, altre andavano ancor più in profondità raggiungendo il plesso solare e altre ancora le ho avvertite intensamente nella zona cervicale. Man mano che la musica procedeva le sensazioni che provavo s’intensificavano sempre di più. Il respiro e il battito cardiaco era come si trovassero nella stessa condizione che precede il sonno, per cui dominava in me un totale senso di calma.
Questo tipo di massaggio, che prevede il contatto fra soggetto e strumento musicale, crea una con-vibrazione e sviluppa un dialogo sonoro tra le frequenze del corpo e quelle del piano. È particolarmente indicato per chi tende a pensare troppo, per chi impegna costantemente la mente o per chi, come si è già anticipato, presenta alcuni disturbi come mal di testa, insonnia, mal di schiena. Il “massaggio” avviene attraverso, e con i suoni, sprigionati in modo improvvisato. Non si ascoltano partiture conosciute, bensì la composizione, che varia nel ritmo, in altezza, in intensità, è assolutamente estemporanea, creata al momento e ispirata alle condizioni psico-fisiche della persona coinvolta nel massaggio.
Questa esperienza sonora agisce a livello olistico. Non solo favorisce il rilassamento muscolare, ma riduce quelle tensioni che portano alla cristallizzazione della corazza mentale e fisica, che influisce sullo stato di serenità.
Non ci sono ancora studi specifici che ne dimostrino l’efficacia, anche se, per riflesso, tutte le ricerche relative all’applicazione terapeutica delle frequenze confermano la capacità dei suoni di influenzare positivamente mente e corpo (si vedano per esempio, i lavori condotti da Chladni sulla cimatica e altri legati alla radionica).
Il massaggio sonoro al pianoforte è un approccio di musicoterapia sempre più considerato dagli addetti ai lavori, poiché si tratta di un metodo semplice ed indicato per generare uno stato di rilassamento e per riportare equilibrio interiore.

martedì 6 gennaio 2009

Incontri - riflessioni sui seminari presso Scopri Coop

Gabo e la musicalità dei gesti


Come accennato nel blog in precedenza, nella seconda metà del 2008 ho avuto la possibilità di condurre un ciclo di incontri di introduzione alla musicoterapia presso gli spazi di Scopri Coop in via Arona a Milano.
Gli argomenti hanno toccato alcuni degli ambiti più importanti, a mio avviso, della musicoterapia, ovvero il paesaggio sonoro in cui viviamo, il rapporto con la nostra voce, l’improvvisazione musicale (strumentale e vocale), i suoni armonici e la tecnica di massaggio sonoro con il pianoforte.
Visto la durata relativamente breve di ogni incontro (2 ore per 5 incontri complessivi) il messaggio che mi premeva far passare con più energia è stato l’importanza del nostro rapporto quotidiano con la musica, i suoni, la musicalità e l’improvvisazione.
Di suoni siamo fatti e di suoni viviamo, ma ne abbiamo poca consapevolezza. Il potenziale benefico della musica usata, suonata, ascoltata, espressa con cura è immenso ma pochissimo sviluppato.
Il successo degli incontri, che ha visto la partecipazione attenta, collaborativa, a tratti “combattiva” di 30/40 persone per ogni incontro, è per me la conferma di almeno due aspetti: il primo è che parlare e fare esperienze di musica e del potere benefico del suono è coinvolgente per molte persone ed è estremamente semplice. Proprio in ragione del fatto che ognuno nella propria vita ha avuto esperienze musicali significative, quando racconto della forza evocativa, emozionale della musica, quando si approfondisce il rapporto del suono con le nostre somatizzazioni e le nostre abitudini psico-motorie (magari sperimentando un semplice vocalizzo o un mantra), quando ci si mette in gioco in un’improvvisazione musicale estemporanea, le persone capiscono, partecipano e si lasciano trasportare.
Il secondo aspetto che torna come una conferma è che la musica e l’approccio musicoterapeutico al suono e alle esperienze di vita che cerco di promuovere danno spazio alla soggettività e permettono la condivisione dell’individualità. Ogni persona sente e sperimenta la musica in modo personale, unico. Ogni persona ha un rapporto intimo inalienabile e non neutro con la propria voce e la propria musicalità. Tutti noi ci impegniamo ogni giorno in improvvisazioni musicali inconsapevoli, a volte faticose, molte volte efficaci e che guidano la nostra esistenza. Non voglio apparire troppo esistenzialista, o fare della musica il motore del mondo. Ma come ho cercato di spiegare e di mettere in scena durante i seminari, ogni nostro gesto, ogni nostra caratteristica musicale, può essere rivista in chiave sonora, ritmica armonica melodica, così che le relazioni abituali della nostra quotidianità si trasformano magicamente in rituali musicali, in danze, in improvvisazioni sonore emotivamente significative. Si tratta di un tema che, nella probabile ripresa dei seminari con l’anno nuovo, sarebbe interessante approfondire.
Un’altra opportunità che è scaturita dagli incontri presso Scopri Coop è stata quella di far provare a ben venti persone nell’arco di meno di un mese il massaggio sonoro al pianoforte. Ognuna ha vissuto l’esperienza in modo diverso, chi valorizzando più gli aspetti emotivi, i contenuti mentali e cognitivi, chi quelli più fisici e legati alle sensazioni dirette del corpo. In ogni caso, nessuno dei commenti al termine delle sedute è stato banale, neutro (nel senso di non significativo), inutile. Al contrario, ogni parola detta o comunicazione non verbale trasmessa al termine e durante il massaggio sonoro sono state da me apprezzate e mi sono arrivate, di nuovo, come una conferma vivissima e forte dell’efficacia di questa tecnica.
Al di là dei disturbi o delle aspettative di cura che ognuno nutre verso questa tecnica, il massaggio sonoro è uno dei modi più diretti e coinvolgenti per comprendere appieno cosa sia la musica e come funziona, come percepiamo, come risuoniamo con essa.
Ed è l’opportunità per incontrare e conoscere persone diverse, con il loro mondo, le loro esperienze, la loro immaginazione. Ognuna di esse lascia tracce e produce cambiamento e apprendimento.

lunedì 13 ottobre 2008

Zia May sul pianoforte - racconto

Da tempo mi diletto a scrivere racconti e haiku. Se ne trovano un po' su un altro mio blog (http://ilgabo.blogspot.com). Spesso le esperienze di musicoterapia diventano argomenti e pretesti narrativi. Il racconto aiuta anche a svelare un'attività che spesso ai più appare quanto meno atipica, se non astratta e inconsistente. Quando racconto del massaggio al pianoforte a conoscenti, la prima reazione è il sorriso. Pubblico qui la narrazione verosimile del mio incontro con Zia May (nome di fantasia), sperando che disveli un poco di mistero. Si rivela essere anche una riflessione sulle aspettative del terapeuta nell'incontro col paziente.


Quando qualcuno mi chiede di come funziona il massaggio sonoro al pianoforte, di solito gli racconto di zia May.
Oggi piove, l’umidità riempie ossa e articolazioni. Ogni giorno di pioggia provo a immaginare la sofferenza di zia May. Nella sua vita da ultra ottantenne, la vecchia e curva zia di Peter si alza la mattina tirandosi con delle corde sospese al di sopra della testata del letto. Si mette a sedere tenendo gli occhi chiusi, ringraziando il signore per un nuovo giorno e maledicendolo per il dolore. Nel tempo, nei più di quindici anni accompagnati da tale sofferenza, zia May ha cambiato espressione del viso e percezione delle cose.
Da giovane era una persona amorevole e cocciuta. Rimasta cocciuta, si è ritrovata con un corpo e un carattere nodoso e curvo come il suo corpo. La compagnia di altre persone si è fatta via via più rara, sia perché le è sempre più difficile uscire di casa, sia perché è sopravvissuta ad amici di vecchia data ormai scomparsi. Peter è finalmente riuscito a costruirsi una vita sua, in un’altra città. Telefona spesso a questa zia che è come una madre, ma raramente riesce a venirla a trovare. La fortuna di Peter è che, malgrado l’età, i dolori e la rabbia, zia May è autonoma e lucida, perfettamente lucida.
Un giorno ero fuori casa, accompagnavo Gabo in uno dei suoi giri di esplorazione, tra rincorse ai gatti e grida di cuccioli di rondine, quando sento zia May che lo chiama. Innamorata dei bimbi come ogni anziano, mostrava una particolare predilezione per mio figlio. A un anno e mezzo Gabo era biondissimo, solare, socievole e curioso. Credo che a zia May piacesse soprattutto per la sua curiosità, per gli occhi svegli con i quali osservava e archiviava nella sua testa. Era un periodo in cui raramente si proteggeva dagli altri, quella strana fase della vita in cui si saluta chiunque si incontri e si ricerca nell’altro ogni forma di sollecitazione.
Parlammo del più e del meno; Gabo osservava eccitato e spaventato un camion pieno di terra mentre faceva manovra per svuotare il carico alla fine della strada. Le raccontai della mia attività di musicoterapia con la stupida modestia e timidezza che mi caratterizza in quei casi. Avevo notato la curva della sua schiena e il suo modo lento e faticoso di procedere. Non avevo riflettuto sulla gravità della sua situazione né sulla ferocia del suo dolore. Quando le raccontai dell’efficacia del massaggio sonoro al pianoforte vidi il suo volto aprirsi e illuminarsi e, con mia grande sorpresa, fissammo un incontro.
Zia May mi dava l’impressione di una donna in abbandono, in discesa. Non che fosse trasandata o depressa, ma rassegnata con rabbia. Aveva subito decine di operazioni negli ultimi quindici anni, soffriva di osteoporosi, psoriasi alle gambe, ernia al disco. E poi c’era quella scogliosi tremenda che la spezzava quasi in due. Ne compresi l’entità la prima volta che si distese sul pianoforte.La ricevetti dall’ingresso secondario di casa mia, che permette di non salire le scale e dà direttamente alla mia taverna adibita a studio. Arrivò camminando lentamente, faticosamente. Ogni passo le costava un grande sforzo per colpa del dolore. Mi chiedevo come riuscisse a occuparsi delle pulizie giornaliere della casa, dei pasti e delle dieci galline rimaste nel pollaio, ultimi animali sopravvissuti a un’età contadina ormai necessariamente messa da parte. Le uova che producevano erano poche, grandi e gustose. Zia May amava regalarle a Gabo quando ci incontravamo per caso nelle nostre passeggiate.
Entrata nello studio, le mostrai il pianoforte e le raccontai cosa avremmo fatto. Lei avrebbe dovuto salire sopra alla cassa armonica del pianoforte per mezzo di una scaletta, distendersi sopra e ascoltare in silenzio una mia improvvisazione musicale della durata di circa quarantacinque minuti. Terminata la breve descrizione mi guardò con occhi sgranati e scettici Non credo di riuscire a salire lì sopra! dicevano. Con il mio aiuto, con calma e una lentezza piena di preoccupazione, ci riuscì. Era solo la parte più facile. La difficoltà maggiore fu distenderla supina lungo tutta la lunghezza della coda del pianoforte, tra una fitta di dolore e l’altra, in modo che trovasse una posizione non scomoda e che le permettesse un parziale rilassamento. Appoggiata la schiena, la testa rimase sollevata dalla base di appoggio di almeno sessanta centimetri. La curva della sua schiena era tale che soltanto con l’aiuto di sei cuscini belli gonfi le fu possibile appoggiare la testa e rilassare parzialmente il collo.
Ero preoccupato. Una donna di più di ottant’anni, che ha affrontato ogni genere di operazione, che ha contatti quasi quotidiani coi medici, che utilizza regolarmente antidolorifici, insomma, una persona così radicata nei meccanismi della medicina tradizionale, avrebbe accolto i benefici di questa strana terapia? Avrebbe quantomeno ascoltato alcuni minimi segnali di benessere? E soprattutto, di fronte a una situazione così compromessa, quali reali effetti avrebbe prodotto il massaggio sonoro? Avevo le mie convinzioni e le mie conoscenze, avevo la mia esperienza, ma non avevo ancora avuto modo di sperimentare la tecnica con una situazione così difficile.Le posizionai altri tre cuscini sotto alle ginocchia, in modo da distenderle il più possibile la schiena e migliorando l’equilibrio tra parte superiore e posteriore del corpo. Mi sedetti sullo sgabello, in procinto di iniziare a suonare.
Continuavo a chiederle come si sentiva in quella posizione Riesce a resistere? Non è troppo scomoda? Mi rispondeva di si, ma la vedevo tesa e preoccupata. Immaginavo i suoi pensieri in testa Ma cosa sto facendo qui? Come ho fatto a fidarmi di questo matto?
Le dissi di mettersi in ascolto. Del silenzio dello studio, del canto degli uccelli proveniente dalla finestra leggermente aperta, del nostro respiro. La osservai attentamente, secca e curva. Mi concentrai sul suo respiro, ancora accerchiato da timori, ne interpretai le fluttuazioni ritmiche, la dimensione, le contrazioni, le regolarità e le interruzioni.
Ogni percorso sonoro, nell’improvvisazione terapeutica, nasce dal respiro. È la base sicura dalla quale avviare l’esperienza, dalla quale la musica può prendere forza e acquistare un senso. Col procedere dell’improvvisazione, ritmo, armonia e melodia si sarebbero poi allontanate da quell’ancora, avrebbero reinterpretato il modello tonico e posturale per restituire al paziente altre combinazioni, nuove possibilità.
Nel silenzio, che si apriva come un orizzonte tra quelle quattro mura, dando spazio a una conoscenza in divenire, a un’esperienza anomala e imprevista per entrambi, avvicinai le mani ai tasti del pianoforte. Aspettavo la giusta espirazione di zia May per dare forma al suono. Quell’attimo prima dell’inizio è prezioso. La mente e il corpo si ricompongono in perfetta unità, nel momento in cui si attende l’intuizione giusta per un’apertura ritmica e armonica efficace. La memoria meccanica del movimento che le dita hanno fatto propria in anni di esercizio, l’ascolto delle proprio emozioni in quel momento pieno di anticipazione, l’acuta consapevolezza della complessità dell’altro, la curiosità che guida l’esplorazione sonora si presentano assieme al musicoterapeuta, senza barriere.
Fu in quel preciso momento che zia May ruppe il silenzio La devo ringraziare, signor Guglielmo. Mi deve ringraziare? pensai. Non ho ancora iniziato e mi ringrazia? Provai un’intensa sensazione di irritazione, come di fronte a qualcuno che rompe un tuo oggetto prezioso. Ascoltai la sua voce acuta e monotona che proseguiva a parlare La devo ringraziare per avermi invitato. Sa, non è facile trovare qualcuno che si prenda cura di te, oggi. Qui i vicini sono tutti delle malelingue, soprattutto quelli cresciuti nel paese. Quindi me escluso, pensai. Sa, io abito qui da sempre, ma i miei parenti e i miei amici sono tutti morti. Mi è rimasto solo Peter, che è così lontano. E poi il mio amico Mario.Non conosco nessun Mario, chi sarà? Le rispondevo con brevi assensi di gola e qualche si, lasciando che il fiume delle sue parole fuoriuscisse.
Mario ha la mia età. Prima di sposarmi io e lui uscimmo insieme qualche volta. Andavamo a ballare. Ci vogliamo bene da sempre. Ora siamo innamorati. Lui è in ospedale, non sta bene. Ogni settimana cerco di andarlo a trovare. Per me è sempre più faticoso, ma non posso lasciarlo solo.
Avevo sempre pensato che dopo una certa età le emozioni assumessero colori e intensità diverse. Zia May mi raccontava la sua vita con il bisogno di attenzione propria di un bambino. Vedevo nel movimento ritmico delle sue labbra, in quelle brevi apnee tra una frase e l’altra, nelle sue mani trattenute e chiuse a pugno, un desiderio incapace di esprimersi. Come se il corpo ormai stanco e spezzato di zia May non fosse in grado di manifestare quello che sentiva nel suo profondo. Anche la rabbia per i vicini, che scoprii dopo essere condivisa al rovescio dagli altri abitanti, mi sorprese per la sua forza. Voleva amare, odiare, desiderare, parlare come se avesse cinquant’anni di meno, ma non le era possibile. Sentivo la sua frustrazione. Non capivo che la vera ragione del nostro primo incontro non era la ricerca di un sollievo per il mal di schiena, ma per il suo mal di vivere. Sorpreso e impreparato, prima di condurla a un nuovo silenzio, riuscii a risponderle solo con finta partecipazione e risposte neutre e distaccate.
Il silenzio le costava fatica. Le parole erano una necessità.
Sono stata invitata a Roma da don Antonio. È un mio parente alla lontana. Va dal papa per diventare vescovo. Mi ha comprato anche i biglietti del viaggio. Ma non me la sento di andare. I dolori sono troppo forti. Sa, alla mia età è difficile alzarsi dal letto. Andare fino a Roma non me la sento proprio. Gli ho detto di recitare una benedizione per me e la mia povera schiena. Lo guarderò alla televisione.
È un peccato, le dissi a denti stretti. Mi era difficile ammetterlo, ma mentre parlava la mia irritazione continuava a salire. Mi servì concentrazione e distacco dalle mie emozioni per comprendere la vera necessità di zia May. Faticai a capire, concentrato com’ero sul compito che mi aspettava, ma tutto ciò che desiderava era parlare; non cercava sollievo per la schiena. Che sollievo può dare un pianoforte? Cercava un orecchio per le sue parole e le sue emozioni.
Dovetti intrufolarmi tra una breve pausa e l’altra per iniziare a suonare. A un certo punto, sentì necessario per entrambi iniziare il percorso sonoro. Parlare le avrebbe dato solo l’illusione del sollievo. Volevo sperimentare. Volevo spostare la sua attenzione dalla mente al corpo.
Suonavo, le dita si muovevano prima legate poi più fluide. Da quel momento, zia May tacque, immobile, in ascolto, senza mandare segnali evidenti che mi permettessero di comprendere come stesse vivendo quell’esperienza. Il respiro cambiò solo negli ultimi dieci minuti di improvvisazione. Si fece più regolare, lento e profondo. Il suo volto, gli occhi sempre aperti, non comunicava alcuna sensazione. Per tutto il tempo rimase come sospesa.
Terminai nel modo più rassicurante, riprendendo il ritmo del suo respiro, appoggiando lenti e prolungati arpeggi di tonica. Infilavo una nona e una quarta nell’armonia in modo da aumentare la sensazione di sospensione, prima di risolvere. Tornammo al silenzio.…Non so cosa dire, signor Guglielmo, in questo momento sto bene, non sento dolori. Zia May era ancora distesa sulla cassa armonica, i sei cuscini sotto alla testa, le braccia distese lungo il corpo.
Non pensavo di riuscire a stare così a lungo in questa posizione, disse mentre il volto le si distendeva in un lieve sorriso. Mi rasserenai. Le dissi che la verifica importante sarebbe stata alzarsi e camminare.
Le operazioni per la discesa furono lente e macchinose. Volevo evitarle strappi dolorosi, volevo che rimanesse il più a lungo possibile in quello stato di rilassamento profondo. La misi a sedere sul piano, i piedi appoggiati sulla scaletta. Scese, aggrappandosi a me come a un albero, un passo alla volta, il piede destro in avanti. In ogni momento, ripeteva Mah, non so cosa dire, mi sento meglio. Più che scettica appariva autenticamente sorpresa. Fece alcuni passi per lo studio, muovendosi con maggiore agilità e con una leggerezza che stentavo a riconoscerle.
Ci salutammo con poche parole. Anche la sua voglia di raccontare sembrava in parte risolta, in quel momento.
Ero sereno.
Ci rivedemmo diverse volte dopo quell’incontro, finché non arrivò l’inverno e la brutta stagione non rese difficile per lei venire a casa mia a piedi. Verificammo che il trattamento aveva un effetto della durata di tre giorni. In quei tre giorni il suo dolore era sensibilmente minore, riusciva a riposare serenamente la notte, a muoversi con più stabilità e leggerezza.
Non ci fu mai in lei l’attesa di un cambiamento duraturo. Né la ricerca di un miracolo impossibile. Quanto la certezza di una tregua, come una tregua alle sue ansie fu continuare a chiacchierare, tra un’improvvisazione e l’altra.

martedì 23 settembre 2008

Massaggio sonoro al pianoforte

Cos’è il massaggio sonoro al pianoforte:
Il Massaggio Sonoro viene realizzato stando distesi, in ascolto, sulla cassa armonica di un pianoforte a mezza coda. Non viene utilizzata alcuna tecnica tradizionale di massaggio e non c’è alcuna forma di contatto corporeo. Sono i suoni del pianoforte, ricchi di armoniche, a massaggiare direttamente il corpo.
Il percorso sonoro è ogni volta diverso in quanto basato sull’improvvisazione. I brani musicali sono quindi creati al momento (eventualmente accompagnati dalla voce o da altri strumenti di tipo etnico come il bastone della pioggia) e possiedono caratteristiche ritmiche, armoniche e melodiche adeguate alla persona. Si sperimenta una vera e propria immersione nelle vibrazioni sonore, e si avverte in poco tempo una sensazione di profondo rilassamento, di distensione e di allungamento muscolare.
L’improvvisazione ricalca e parte da caratteristiche specifiche della persona quali: tono emotivo e fisico, tensioni muscolari e viscerali, ritmo del battito cardiaco e respiratorio. Il percorso improvvisativo si sviluppa in modo da modificare lo stato iniziale della persona, favorendo innanzitutto il rilassamento muscolare e viscerale e la riduzione delle tensioni dovute alla propria “armatura” psico-fisica e al continuo lavorio mentale.

Dolorosi compagni di viaggio:
Mal di testa, mal di schiena, tensioni cervicali, sintomi da stress, ipertensione, tachicardia, cali improvvisi di pressione, insonnia, difficoltà nel rilassamento del tono muscolare, affaticamento… sono sintomi comuni a molte persone. Dovuti a ritmi di vita eccessivi, alla pressione delle responsabilità quotidiane (lavorative e familiari), all’impossibilità di trovare uno spazio proprio di ascolto e di rilassamento, essi vengono per lo più curati con medicine specifiche usate spesso in modo frequente e prolungato. Tendono a cronicizzarsi e diventano dei compagni di viaggio faticosi e invadenti.
Attraverso il Massaggio Sonoro al pianoforte, che sfrutta l’efficacia naturale del suono, è possibile agire in modo mirato ed efficace per ridurre e far sparire i sintomi.
Il Massaggio Sonoro può essere associato a un percorso musicoterapeutico strutturato, un percorso di cambiamento personale realizzato attraverso l'espressività, la creatività e la consapevolezza individuale.

Come agisce il massaggio sonoro:
1. Distensione corporea, muscolare e viscerale

Il suono è una forma di energia di tipo ondulatorio che si trasmette nello spazio. Ogni suono è caratterizzato da una composizione di armoniche e da una specifica lunghezza d’onda. Il corpo appoggiato direttamente alla cassa armonica del pianoforte entra in contatto con le vibrazioni prodotte dal pianoforte ed amplificate dal legno della cassa armonica. Attraverso un processo detto “per simpatia”, le parti del corpo (ossa, muscoli, viscere) della stessa lunghezza d’onda del suono prodotto, iniziano a convibrare. La vibrazione corporea è fisicamente percepibile come un leggero solletico. Secondo gli studi avviati negli anni ’50 dalla cantante M. L. Aucher nell’ambito della cosiddetta psicofonia, ogni suono prodotto (con la voce o con uno strumento) è in grado di colpire una vertebra e i gangli paravertebrali che le stanno ai lati, da cui si dipartono i nervi diretti ad uno o più organi interni. Perciò a seconda della gravità e dell’acutezza dei suoni prodotti, nel corpo vibra una specifica parte: le note contenute nell’ottava del pianoforte che va da do 2 a do 3 stimolano gli arti inferiori a partire dal tallone, quelle da do 3 a do 4 investono la zona del bacino sino al diaframma, da do 4 a do 5 interessano il torace, da do 5 a do 6 fanno risuonare la zona cervicale e cranica. Durante una seduta completa, il corpo è quindi letteralmente immerso nel suono ed è parte di esso. L’effetto immediatamente percepibile a livello fisico,è un rilassamento benefico di tutto il corpo, dalla testa (convibrazione delle ossa della scatola cranica e del tessuto cerebrale) ai piedi.

2. Riequilibrio delle qualità energetiche della persona
Gran parte delle tensioni che possono generare patologie fisiche è di origine psicosomatica. Lo stress, l’ansia e la paura si manifestano nel corpo attraverso tensioni muscolari, cisti, ernie, posture errate, apnee respiratorie, ecc. A queste tensioni sono normalmente associati sovraccarichi energetici. Il massaggio sonoro, attraverso il meccanismo di con-vibrazione sopra descritto, permette una naturale ri-distribuzione dell’energia in tutto l’organismo, riducendo efficacemente le localizzazioni psicosomatiche.

3. Rilassamento psichico
Come è stato dimostrato da diversi studi scientifici, la percezione e la produzione musicale interessano soprattutto l’emisfero destro del cervello, ovvero la parte meno razionale e più legata a un contenuto emotivo, istintuale e paralinguistico. L’ “immersione corporea” del massaggio sonoro produce quindi una stimolazione della parte meno razionale, riducendo la tensione psichica prodotta dal continuo lavorio mentale. Ciò facilita la distensione emotiva e amplifica le capacità sensoriali di tutto il corpo.

4. Improvvisazione musicale
Per ottenere un massaggio sonoro efficace il musicoterapeuta esegue un’improvvisazione adeguata alle caratteristiche individuali della persona. Ogni improvvisazione è quindi calibrata in base a: tono muscolare ed emotivo, ritmo respiratorio e cardiaco, eventuali dolori o tensioni localizzate, gusti ed educazione musicale individuale.

Durata della singola seduta
Ogni seduta di Massaggio Sonoro ha una durata complessiva di un'ora. L'improvvisazione si sviluppa in un arco temporale variabile a seconda di ogni persona, mediamente intorno ai 40, 45 minuti.

Frequenza
La frequenza delle sedute varia in funzione delle necessità e delle problematiche individuali. È possibile che, in fase iniziale, sia utile effettuare un ciclo di sedute bisettimanali, per poi ridursi nel tempo. È tuttavia possibile anche effettuare singole sedute in occasione di periodi
particolarmente stressanti al solo scopo di prendere una pausa energetica e rigenerante. Oppure intervenire in modo puntuale e localizzato in relazione a dolori specifici (infiammazioni lombari,
emicranie acute, ecc.)
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