martedì 1 maggio 2012

Bija mantra e reiki



Lavoro da tempo con i bija mantra (per un approfondimento teorico, puoi andare su wikipedia), sia come pratica personale, che come sostegno al percorso di trasformazione di altre persone.
I mantra “radice” hanno una tradizione antichissima. Ogni suono è associato a un chakra fondamentale, e ne favorisce il riequilibrio energetico.
Il canto dei bija mantra, nella sua semplicità, permette di sviluppare concentrazione, di rimettere in movimento l’energia e la coscienza ad essa associata, di rigenerare il corpo nel piano fisico, armonizzando il respiro, e di curare i dolori associati ai diversi blocchi energetici e alle somatizzazioni.
Nella mia pratica di terapia olistica, insegno alle persone un modo intuitivo e semplice per cantarli e trasferirli nella propria quotidianità, attraverso un semplice rituale che ha più a che fare con la regolarità del ritmo e la cura del suono della voce (e del respiro associato) piuttosto che all’aspetto spirituale. Ritengo infatti che sia poco utile caricare queste esperienze di eccessivi significati mistici, perché possono creare false aspettative, un approccio dogmatico e lontano dalla reale esperienza, e perché l’aspetto spirituale è un fatto troppo personale e sensibile per poter essere generalizzato. Sarà quindi la pratica quotidiana del canto a permettere alle persone, con il proprio passo, di scoprire anche altri significati e altre aperture.

Nei percorsi di cura e trasformazione individuali, utilizzo inoltre i bija mantra associandoli al reiki secondo il metodo tradizionale Usui. Il reiki è una disciplina tanto misteriosa quanto semplice ed efficace. La sua pratica è per me un’occasione quotidiana di scoperta. Ed è con la stessa curiosità e apertura che propongo sedute di riequilibrio energetico durante le quali le persone sono tranquillamente distese, in ascolto, mentre ricevono il reiki nei diversi chakra insieme al canto del corrispondente bija mantra. Lo stato di benessere finale è assicurato, così come l’opportunità di scoprire qualcosa di nuovo di sé.
In effetti, reiki e bija mantra sono anche un ottimo strumento di comprensione dello stato emotivo e psico-somatico della persona, in quanto permettono un’esplorazione chiara, semplice e completa delle caratteristiche individuali di ognuno.

lunedì 30 aprile 2012

Incursioni sonore a Galbusera Bianca (LC)

Domani, primo maggio, all'Oasi Galbusera Bianca, Loredana e Barbara saranno a disposizione per far provare un trattamento di riflessologia plantare secondo il metodo tradizionale cinese On Zon Su a chi ne avesse voglia.
Se il tempo sarà clemente, io sarò nel prato, con un po' di percussioni, per invitare le persone a fare brevi esperienze di improvvisazione musicale, per muovere la propria creatività e la propria energia, all'insegna dell'emancipazione musicale.
Riflessologia plantare e improvvisazioni musicali saranno ad offerta libera.


Musica di specie.

giovedì 19 aprile 2012

Simmetria, solitudine e libertà




La pagina che conclude gli incontri di espressività musicale presso il Centro Ricerche Yoga di Barzanò.

Una calza alzata e una abbassata.
Un occhio un po’ più aperto dell’altro.
Un seno più grosso e uno più cadente.
I colori in una mano e l’acqua nell’altra.
Il cuore a sinistra e non a destra.
L’amore da una parte e la rabbia dall’altra.
L’asimmetria ci ricorda che la vita
ha un equilibrio instabile.

Amrito, la solitudine è lo stato supremo. Non c’è altro modo di essere, se non quello di essere solo. Puoi dimenticarlo, puoi immergerti in un’infinità di cose, ma la verità si impone continuamente. Di conseguenza, dopo ogni esperienza profonda ti sentirai solo; dopo ogni grande esperienza d’amore ti sentirai solo; dopo ogni meditazione profonda ti sentirai solo.
Ecco perché tutte le grandi esperienze rendono tristi coloro che le hanno vissute. Al risveglio di una grande esperienza, la tristezza si impone. […]
Se il tuo amore è profondo, ti renderà consapevole della tua solitudine e non dello stare insieme, poiché, ogni volta che qualcosa va in profondità, cosa ti accade? Abbandoni la periferia del tuo essere e cadi nel tuo centro; il centro è totale solitudine. Nel tuo centro ci sei solo tu; oppure non ci sei neppure tu, c’è solo la consapevolezza, senza ego, senza identità, senza definizioni: un abisso di consapevolezza.
Dopo aver ascoltato una musica sublime, o dopo essere penetrato nel significato di una poesia elevata, o dopo aver assistito a uno splendido tramonto, tornerai in superficie e ti sentirai triste, accade sempre così. Dopo aver constatato questa realtà, milioni di persone hanno deciso di non vedere la bellezza, di non amare, di non meditare, di non pregare: di evitare tutto ciò che è profondo. Ma anche se eviti la verità, la verità a volte piomba su di te. Prende possesso di te inconsapevolmente.
Puoi distrarti per qualche istante, ma non troverai giovamento in nessuna distrazione. Devi accettare la solitudine perché è lo stato definitivo. Non è dovuta al caso: è il modo di essere delle cose. È il Tao. […]
Quando nel tuo cuore nasce un canto, devi cantare. Quando nel tuo cuore nasce l’amore – l’amore è un derivato della solitudine – devi inondare gli altri. Quando la nuvola è piena di pioggia, deve scaricarsi; quando il fiore è colmo di fragranza, deve diffonderla nel vento.
Osho, I libri del fiore d’oro, ed. Bompiani


In questa pagina non c’è equilibrio. E il principio usato nei precedenti incontri è invertito. Prima una mia poesia, poi una citazione di Osho (di nuovo!). Poi ancora alcune parole. Il fatto è che cerchiamo equilibrio e stabilità e simmetria e perfezione dove non esiste. Non esiste nella superficialità delle cose!
Nella parziale imperfezione di questi incontri di musica e canti dove sono l’equilibrio e la pace?
Forse abbiamo avuto brevi momenti di riconciliazione. Oppure abbiamo sentito e scoperto nuovi dolori e fastidi. O ancora sono tornati a trovarci idee e sensazioni che pensavamo passate. O ne abbiamo raccolte di nuove, inattese. Ma l’equilibrio e la simmetria?
La vita non ha un andamento lineare, proprio come il movimento delle vibrazioni sonore nello spazio. Più il nostro petto si apre, la nostra voce si fa decisa e tranquilla, e maggiore è la nostra capacità di cantare a tutte le cose intorno a noi. Nelle otto direzione.
Forse la perfezione è in quell’idea di solitudine che non ha nulla a che fare con l’isolamento. Al contrario, è quel prezioso stato di intuizione, grande sensibilità, coscienza di essere parte di ogni cosa, di essere destinati a scomparirvi; quel prezioso stato che certamente ognuno di noi ha sperimentato almeno una volta nella vita.
Mi capita di sentire quell’abisso musicale di malinconia e tristezza ogni volta che osservo profondamente i miei figli e percepisco la loro trasformazione. I bimbi che credo di conoscere non ci sono già più. Istante dopo istante sono già qualcos’altro. Così per noi, così per le cose che crediamo immutabili.
Ed ecco che anche un semplice percorso di espressività musicale giunge alla fine, e ci ricorda della nostra solitudine, e delle infinite possibilità, prima tra tutte quella di ascoltarci da soli in silenzio, per ritrovare quel centro che non è permanente come vorrebbe Battiato, ma sempre mutevole. Accettiamolo, e non smettiamo mai di ballarci dentro. E lasciamo che le cose accadano. Come ci dice il maestro Lu Tsu: “In queste cose è come quando si beve l’acqua: ci si accorge da soli se è calda o fredda.” Non complichiamo quel che è semplice. Grazie a tutti voi.

lunedì 26 marzo 2012

La primavera che sboccia


disegno di gabo


Come già accennato, per il secondo anno di fila ho avuto la fortuna di lavorare con il servizio psichiatrico di Cernusco L.ne (Centro Residenziale) e di Merate (Centro diurno), in un progetto di musicoterapia olistica di gruppo. Ci sarà il tempo, spero, per raccontare metodologie e tecniche utilizzate, per ricordare esperienze ed emozioni di un percorso efficace e coinvolgente.
Oggi è il giorno che precede la festa conclusiva di domani, durante la quale i partecipanti, in due gruppi, metteranno in scena, davanti a un pubblico selezionato di addetti ai lavori e familiari, una performance di improvvisazione musicale e di (teatro)danza che abbiamo costruito insieme a partire dalle intuizioni offerte da alcuni dipinti realizzati da altri utenti.
Il tema principale che ha accompagnato ogni incontro, il filo rosso più o meno esplicito che ha legato le esperienze di ognuno è quello della possibilità del cambiamento, inteso come movimento spontaneo verso la vita. La possibilità cioè, di ritrovare dentro ognuno di noi la fiducia per ritornare a evolvere sul piano psichico. Senza dimenticare che è possibile sbloccare la mente solo con il fondamentale contributo del corpo. E la musica, nell’improvvisazione intuitiva e nell’espressione della danza spontanea, è uno strumento meraviglioso per ritrovare la sinergia benefica e vitale di corpo e mente.
In occasione della festa, per il giornale che viene realizzato dalla comunità, ho scritto un breve articolo di saluto che riporto qui sotto.

La primavera che sboccia
Non si può avere paura in primavera.
Dal riposo dell'inverno, dal suo freddo, dal suo buio, la natura ritorna alla vita con un canto potente e gioioso. È dalla natura che impariamo noi stessi, è in essa che ci ritroviamo. Lo dimentichiamo, ma ne siamo parte tutti insieme.
Il mio lavoro, con la dovuta umiltà, cerca di riportare un poco di primavera nelle persone che incontro, tramite quel meraviglioso strumento espressivo che è la musica. È un lavoro fatto di confronti e di sorprese. Ho imparato, negli anni, ad accogliere quello che arriva senza troppe aspettative. E magicamente, ogni incontro diviene scoperta.
Nella fragilità e nella sofferenza si nasconde, in potenza, la piena felicità. E per quanto le nostre antiche abitudini, i nostri meccanismi automatici, i mantra negativi che ci cantiamo ogni giorno nella mente, cercano di minacciare ogni passo del nostro cammino, ci sono infinite possibilità di ritrovare il nostro fiore che sboccia.
Ricordo le vostre facce, la prima volta che ci siamo incontrati. Ricordo le perplessità. E le parole delle educatrici: li abbiamo costretti a venire. So che per molti di voi, apparentemente, non ci sono ragioni per cui depositare fiducia negli altri, in nuovi incontri. Troppe delusioni, troppi dolori, troppi ricordi spaventosi. Eppure, quando ci apriamo alle possibilità, a volte, capita di ritrovarsi improvvisamente felici, più sollevati, più pieni di energia. È la magia degli incontri, la magia della musica e del movimento del corpo. Ci è capitato molte volte quest'anno!
E a guardare le vostre facce oggi, dopo tutti questi mesi insieme, mentre sudate nel cercare di mettere in musica le vostre emozioni, o di scacciare i demoni di un dipinto con le vostre danze, fatico a riconoscervi. Perché vedo un po' di questa meravigliosa primavera. Che è la vostra, che è la mia. E per quanto cerchiate di attaccarvi coi denti al vostro dolore, al demone che conoscete così bene, so che la forza della speranza per un cambiamento duraturo è più forte, più persistente. Concedetevelo.
E nell'osservarvi, mi rivedo cambiato io stesso. Non dimenticatelo, ma so che lo dimenticate. Voi provate a non dimenticare questo: ognuno di noi ha il suo bagaglio di dolore, paura, fragilità da curare; ognuno di noi ha un potenziale enorme di felicità e creatività da far sbocciare. Non siete speciali: specialmente sfortunati, doloranti, perdenti, soli, impauriti. Lasciate perdere il vostro orgoglio che si autocommisera, lasciate perdere le vostre vecchie convinzioni sulla vostra speciale, sfortunata condizione. Apritevi davvero alla vita che va a vanti. Alla primavera. Alla musica, al canto e alla danza. Ormai sapete che questa possibilità c'è, è reale ed è vicina.
Ogni mattina mi alzo e penso alla fortuna di fare un lavoro meraviglioso. E voi siete un dono. E io vi ringrazio.
Pace.

giovedì 22 marzo 2012

La primavera nel respiro

Dovunque c’è forma, dovunque c’è percezione, c’è abbaglio. Dobbiamo fare molta attenzione a non prendere le nostre decisioni in base all’apparenza delle cose, alla forma esteriore. Per trovare la felicità, l’illuminazione e la compassione occorre essere liberi e non lasciarsi ingannare dalle proprie percezioni. Quando osservi a fondo una cosa ne scopri la vera natura e non ti lasci più ingannare da quella cosa; se non sei più fuorviato dalle apparenze non soffri più, ma riesci a essere felice. […] Il Buddha disse: “Se a un certo punto della vostra vita prendete per verità assoluta un’idea o una percezione, chiudete la porta della mente. È la fine della ricerca della verità; non solo smettete di cercare la verità, ma se anche venisse la verità in persona a bussare alla vostra porta vi rifiutereste di aprirle. L’attaccamento alle opinioni, l’attaccamento alle idee, l’attaccamento alle percezioni sono i più grandi ostacoli alla verità”.
La tua azione, quello che fai, dipende da ciò che sei. La qualità della tua azione dipende dalla qualità del tuo essere. Mettiamo che tu voglia far felice qualcuno, che abbia un forte desiderio di rendere felice una persona. In sé è una buona idea, ma non la puoi realizzare se tu non sei felice: per rendere felice un altro devi essere felice tu per primo. C’è una connessione, dunque, tra fare ed essere; se non riesci bene nell’essere, non puoi riuscire bene nel fare.
Thich Nhat Hanh, La scintilla del risveglio, ed. Mondadori


La primavera è arrivata. Non lo ricordi, ma ritorna ogni mattino, all’alba. La primavera di ogni nuovo giorno ci abbraccia tutte le mattine. Nel ciclo più piccolo il ciclo più grande. E viceversa.
Così, nel ciclo naturale delle quattro stagioni ritroviamo il ciclo naturale del respiro. In quello del respiro, il ritmo delle stagioni.
Ogni volta che iniziamo un’inspirazione, stiamo nutrendo tutto il nostro essere, corpo mente e spirito. Ogni volta che terminiamo un’espirazione una piccola morte si consuma, o un piccolo inverno, prima della nuova rinascita. Da questo punto di vista, ogni respiro ha un significato diverso.
Dal respiro ha origine ogni cosa. Nel nostro caso, il canto, il suono, il movimento. Ogni nostro gesto sonoro, può avere l’intensità della primavera, o la chiusura dell’addio. Dipende dalla nostra disposizione. Quel che dobbiamo ricordare, è che l’una non può esistere senza l’altro.
Ma dimentichiamo tutto, dimentichiamo noi stessi. Nelle convinzioni, nelle abitudini, nelle idee. Siamo automatizzati, perché abbiamo paura, siamo stati addestrati alla paura, alla sfiducia.
Rompiamo questi meccanismi!
Quando canti, canta d’avvero, quando suoni, suona d’avvero, quando inventi, inventa d’avvero, senza pensare a quanto è già stato fatto. Quello è un ricordo, un pensiero, qualcosa che non è più reale, è già morto. L’esperienza è nel respiro presente.
Quindi, quando respiri, respira d’avvero. Respira la primavera e l’inverno, e le stagioni che dimentichi di vivere. E ascolta, e riconosci.
Prova a fare questi semplici esercizi:
1. Con la tua voce, inventa ogni mattina una piccola melodia nuova. Una per ogni nuovo inizio di giornata.
2. Porta ogni giorno l’attenzione a un suono diverso della natura (il canto di un uccello, il suono del vento, il latrato di un cane, …). Protrai l’attenzione il più a lungo possibile. Se puoi per tutta la giornata, anche quando il suono che hai scelto è assente. Ricercalo, potrebbe tornare quando non te lo aspetti.
3. Muovi il tuo corpo in una piccola, breve danza tutte le sere, prima di andare a letto. Una danza nuova, non stereotipata, senza suoni o musica, se non quella della tua intuizione. Chiudi agli occhi e danza.
In questi semplici esercizi, puoi riscoprire la gioia della primavera che sboccia, il gusto della libertà, l’evaporazione delle abitudini e delle vecchie idee. È un vecchio rito. Ancora attuale.
Tutti i testi di questo blog sono (c) di Guglielmo Nigro, salvo dove diversamente indicato. Puoi diffonderli a tuo piacere ma ti chiedo di indicare sempre la fonte e/o l'autore.