
La
nostra mente è un insieme caotico e stratificato di pensieri, emozioni,
sensazioni. Le formazioni mentali di cui siamo consapevoli sono molto meno di quelle
di cui abbiamo poco o nulla consapevolezza.
La libertà personale consiste nel dare
vita a un nuovo gioco, quello della scoperta della nostra natura e di come si
muove la nostra coscienza. Nella tradizione buddhista si parla dei semi, ovvero quelle formazioni mentali
(pensieri, emozioni, sensazioni) piacevoli o spiacevoli che sono già dentro di
noi (nella cosiddetta “coscienza deposito”) e che attendono solo di essere
innaffiate prima di manifestarsi. Riconoscerle, innaffiare i semi positivi
invece di quelli negativi, sentire come si sviluppano dentro di noi, tutto
questo è un’arte, l’arte della consapevolezza. Ogni pratica artistica richiede impegno, vitalità,
creatività, curiosità e disponibilità all’imprevisto. Se ci apriamo a questa
condizione, ogni situazione della nostra
vita (ricorrente o inaspettata) è una bellissima, luminosa opportunità per
conoscere chi siamo e come si muove la nostra coscienza. Ci sono moltissime
pratiche che possono aiutarci. Di seguito riporto le quattro pratiche della
diligenza (virya paramita), così come
le descrive il maestro buddhista Thich
Nhat Hanh. Vuol essere uno spunto per riflette, ma soprattutto uno stimolo
per agire diversamente nel nostro quotidiano.
Nella nostra
coscienza deposito ci sono semi di sofferenza e semi di felicità, semi salutari
e semi non-salutari; la pratica della diligenza consiste nell’innaffiare i semi
salutari. La diligenza può essere agita attraverso quattro pratiche.
Prima
di tutto sistema la tua vita in modo da non dare ai semi cattivi alcuna
occasione di manifestarsi. Dobbiamo
organizzare la nostra vita e il nostro ambiente affinché in noi il seme della
violenza, il seme della rabbia, il seme della disperazione non abbiano alcuna
occasione di essere innaffiati. Alcuni di noi vivono in ambienti nei quali i
semi negativi si innaffiano tutti i giorni. Quella non è diligenza: dobbiamo
organizzarci, dobbiamo prendere decisioni, dobbiamo usare il nostro libero
arbitrio per decidere come condurre la nostra vita, per scegliere i nostri
consumi abituali. Sappiamo benissimo che in noi ci sono i semi della
disperazione, della violenza, della rabbia e della paura; non è sano permettere
che siano innaffiati e che si manifestino […] Potete discutere con gli altri
come creare un certo ambiente, uno stile di vita che vi aiutino a prevenire
l’innaffiare e il manifestarsi dei semi negativi che avete dentro.
Che fare, poi, nel
caso che i semi negativi siano stati innaffiati e si manifestino? Fate in modo che tornino prima possibile
alla forma di seme. Ci sono molti sistemi: per esempio con la pratica di yoniso manaskara, l’attenzione appropriata, si porta l’attenzione
su altri oggetti della coscienza, su cose che siano interessanti, pacifiche e
positive. Quando siamo in contatto con le cose buone, le manifestazioni non
salutari tornano al luogo da cui sono venute, riprendendo la forma di semi. Fra
i metodi consigliati dal Buddha c’è anche quello di “sostituire il piolo”. In
tempi antichi, per unire due blocchi di legno il falegname usava dei pioli o
cavicchi di legno […] Se il cavicchio marciva lo si poteva sostituire facendone
entrare a forza uno nuovo nello stesso foro, così da rimpiazzare il piolo
vecchio con il nuovo. L’analogia serve a illustrare la tecnica per cambiare
formazione mentale. Quando capita che il seme della rabbia venga innaffiato e
si manifesti nella relativa formazione mentale a livello di coscienza mentale,
si sta male; a quel punto si tratta di chiamare un’altra formazione mentale per
sostituire quella della rabbia.
Ai giorni nostri
invece dell’immagine della sostituzione del piolo io userei piuttosto quella di
“cambiare il CD”: se il CD che stai ascoltando non è bello lo sostituisci con
un altro. Nella nostra coscienza deposito abbiamo tanti bellissimi CD tra i
quali scegliere! Se lasciamo che il primo CD che abbiamo messo (ossia la
formazione mentale) si faccia sentire a lungo, quello continuerà a innaffiare i
semi negativi riportando a galla ancora sempre le stesse cose. La seconda pratica della diligenza,dunque,
è quella di cambiare il CD, cioè di fare in modo che le manifestazioni
negative riprendano la forma di seme quanto prima possibile.
La
terza pratica è innaffiare i semi positivi e salutari che si trovano nella
nostra coscienza deposito, dando loro
l’opportunità di manifestarsi: il seme della compassione, il seme dell’amore,
il seme della speranza, il seme della gentilezza amorevole, il seme della
gioia. Questi semi sono già dentro di te, dunque organizza la tua vita e la tua
pratica in modo che vengano innaffiati più volte nella giornata, così che si
possano manifestare. Possiamo farlo come individui, possiamo farlo come coppia,
possiamo farlo come Sangha, aiutandoci a vicenda a innaffiare i semi salutari
affinché si manifestino sullo schermo della coscienza mentale. Quando si
manifestano i semi salutari, la gioia, la libertà e la felicità diventano
possibilità concrete.
La
quarta pratica è mantenere viva la manifestazione il più a lungo possibile. È come quando abbiamo ospiti graditi: siamo felicissimi
della loro presenza, dunque li incoraggiamo a fermarsi il più a lungo possibile
[…] Lo stesso vale quando continui a guardare spettacoli violenti alla
televisione: il seme della violenza cresce sempre più dentro di te. Se continui
ad ascoltare i discorsi di Dharma, vengono innaffiati di continuo i semi
salutari della comprensione e della libertà. Per questo ragione la paramita
della diligenza va compresa alla luce degli insegnamenti sulla coscienza.
Thich
Nhat Hanh, da Camminando con il Buddha (ed. Mondadori)