venerdì 22 luglio 2011

Il respiro nell'autoguarigione

In ogni percorso di cura che mi vede coinvolto, da quello personale, alle relazioni di aiuto che mi impegnano in diversi ambiti, il ritorno al respiro, alla sua forza, alla sua calma benefica, è un punto centrale e imprescindibile. Le tecniche e la pratica tramandate dalla meditazione vipassana buddhista sono per questo motivo di enorme ispirazione per me. Condivido un passo di un libro molto utile di Thich Nhat Hanh, monaco buddhista vietnamita, sul respiro e la capacità di guardare in profondità.
Nei prossimi giorni riperterò un'inidicazione più tecnica sulla meditazione del respiro tratto dalla stesso libro.


Respirare e guardare in profondità (da Lo Splendore del Loto)
Respirare sapendo che stiamo respirando è la pratica fondamentale. Nessuno può ottenere un vero successo nell'arte della meditazione senza aver attraversato la porta della respirazione. Praticare la respirazione consapevole vuol dire avere accesso al 'fermarsi' e al 'guardare in profondità', in modo da entrare nel regno della concentrazione e dell'introspezione. Il maestro di meditazione Tang Hoi, primo patriarca della tradizione dhyana del Vietnam (terzo secolo), nella sua prefazione all'Anapanasmriti sutra affermò: "Anapanasati (la consapevolezza del respiro) è il grande veicolo offerto dal Buddha a tutti gli esseri viventi". La respirazione consapevole ci conduce a ogni specie di concentrazione meditativa. Ci permette inoltre di ottenere le realizzazioni fondamentali relative all'impermanenza, alla vacuità, all'originazione interdipendente, al non-sé e alla non-dualità di tutto ciò che esiste. Se è vero che possiamo pratica il 'fermarsi' e il 'guardare in profondità' facendo a meno della respirazione consapevole, è anche vero che questa è la via più sicura e certa che possiamo seguire.

Thich Nath Hanh

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